Domenica 08 Febbraio 2009

«Processi rapidi, la vera riforma»

Sì alla regolamentazione dell’uso delle intercettazioni telefoniche, sì alla separazione delle carriere. Più di un dubbio e tanti rammarichi per l’assenza di correttivi in grado di accorciare la lunghezza dei processi. È il pensiero degli avvocati penalisti comaschi che sulla riforma Alfano (e in qualche caso sul pacchetto sicurezza) accettano di rispondere a tre domande: cosa condividono, cosa non condividono, e cosa si sarebbe potuto fare e non si è fatto. Giuseppe Sassi, per esempio, presidente della Camera penale: «Ben venga un intervento sull’utilizzo delle intercettazioni telefoniche, strumento spesso abusato, così come non posso che essere favorevole al progetto di separazione delle carriere. Sono scettico sull’approccio alla questione dell’immigrazione clandestina. L’introduzione di nuovi reati rischia di determinare complicazioni e non soluzioni. Infine, da affrontare, è senz’altro il nodo della lunghezza dei processi. Sarebbe utile, in questo senso, introdurre le cosiddette notifiche telematiche».
Raffaele Bacchetta: «Bene la regolamentazione delle intercettazioni telefoniche - dice -. Da affrontare ancora il nodo della durata dei procedimenti». «Perplessità - esprime invece Francesca Binaghi - sull’autonomia di cui godrebbe la polizia giudiziaria nella fase preliminare delle indagini: sia piuttosto il pm a mantenere la titolarità dell’indagine. Senz’altro bene la regolamentazione delle intercettazioni e il fatto che non in tutti i casi le sentenze definitive potranno essere usate in altri processi. Nell’insieme non si è però affrontato il nodo della effettiva parità tra accusa e difesa anche nella fase preliminare delle indagini». Edoardo Pacia: «Valuto positivamente il coinvolgimento della Assise su altri reati di rilevante gravità. Anche se i costi rischiano di aumentare, ritengo che la collegialità sia sempre un bene. No al tentativo di limitare le funzioni del pm attraverso una rivalutazione dell’autonomia della polizia giudiziaria. Finirebbe solo per rendere l’azione meno coordinata. Infine si è persa l’occasione della cosiddetta "messa alla prova", che nel penale minorile ha dato sempre buoni risultati». Sulle novità in materia di intercettazioni, anche alla luce dei rischi connessi con una loro divulgazione prima della conclusione dell’indagine preliminare, esprime parere favorevole anche l’avvocato Ernesto Lanni, che si dice invece perplesso sulle deleghe prospettate, in materia di discrezionalità dell’azione penale, ai capi degli uffici: «L’azione penale resti obbligatoria - dice - mentre rimane il problema dell’accelerazione dei procedimenti, per il quale non si è fatto nulla. Servirebbero una depenalizzazione vera e ben fatta, e servirebbero più magistrati». Per Renato Papa, presidente uscente della Camera penale è «inconcepibile che si metta di nuovo mano a un rappezzo del codice di procedura con modifiche isteriche». Papa muove critiche alla norma che reintroduce l’obbligo dell’appello entro tre giorni dalla sentenza («così, per non sbagliare, appelleranno tutti») e a quella che equipara la falsa verbalizzazione dell’avvocato al reato di falso in certificazione e non invece a quello di falso ideologico: «L’avvocato, quando svolge attività difensive, deve essere invece considerato un pubblico ufficiale». Di occasione perduta parla anche l’avvocato Fabio Gualdi ma in relazione al problema dell’ordinamento penitenziario («perché quanto al resto mi sembrano interventi palliativi, il processo penale a mio modo di vedere va bene com’è»):«La riforma dovrebbe mettere mano agli aspetti della sorveglianza dei detenuti - dice Gualdi - Oggi si tratta di questioni delegate ai tribunali di sorveglianza che poco conoscono dei soggetti sui quali sono chiamati a esprimersi. È un compito che andrebbe delegato a organi decentrati, quando non addirittura agli stessi dipartimenti penitenziari dei luoghi di carcerazione».

a.cavalcanti

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