Canapa nell'orto
denunciato a 64 anni

Scoperti dalla finanza a Lipomo. La difesa dell'uomo: servivano come  mangime per il suo pappagallino. La parola definitiva alla perizia tossicologica

Canapa nell'orto denunciato a 64 anni
LIPOMO Piante di canapa indiana alte fino a tre metri nell’orto di un attempato signore del 1945. I baschi verdi della compagnia di Como dicono di aver fatto la scoperta casualmente: hanno notato dall’esterno di una villetta, quella di Antonio Liberti, 64 anni, arbusti dalle inequivocabili fattezze. Superata l’incredulità i fatti avrebbero dato loro ragione. Una perquisizione svolta con l’aiuto di Merial, pastore tedesco della guardia di Finanza di Ponte Chiasso, un totale di nove piante di canapa decisamente "in salute", ovvero fiorite e pronte per la procedura di essiccamento. Durante l’intervento è stato sequestrato anche un chilogrammo circa di semi di canapa indiana pronti per essere utilizzati per la singolare coltivazione.
Per l’ ultrasessantenne di Lipomo, dall’insolito "pollice verde", è così scattata una denuncia a piede libero per coltivazione di sostanze stupefacenti. Il fiuto di Merial è al momento l’elemento più indiziante nei confronti del pensionato di Lipomo. L’uomo non ha infatti ammesso gli addebiti e, lungi dal dichiararsi... il nonno di un figlio dei fiori, ha sostenuto che semi e piantine sarebbero serviti come mangime per il suo pappagallino. Anche se in apparenza sembrerebbe trattarsi di una presa di posizione quasi comica, le parole di Liberti non possono essere considerate campate per aria fino agli esiti della perizia tossicologica sulle piante finite sotto sequestro. La canapa comune è effettivamente utilizzata come mangime per uccelli e si differenza dalla canapa indiana, la sola che produce il principio stupefacente, per particolari quasi impercettibili.

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