Martedì 07 Aprile 2009

Beppino Englaro in città
«Chiedo libertà e rispetto»

«Non mi hanno dato scampo, non avevo né altre strade né alternative. Eluana era stata chiara. Non avrei mai potuto non fare quello che voleva il mio "purosangue della libertà"». Così Beppino Englaro, ieri in città per partecipare a un seminario con gli avvocati promosso da Marcello Iantorno e in serata a un dibattito pubblico, ha riassunto i suoi 17 anni di battaglie. Una battaglia, la sua, che continua anche adesso che sua figlia è morta (il 9 febbraio scorso a Udine) perché «anziché andare nella direzione delle libertà fondamentali si sta andando in quella opposta dimenticando la sentenza della Cassazione dell’ottobre del 2007». E sui 150 casi simili a quello di Eluana presenti in provincia di Como papà Beppino dice solo una cosa: «Massima libertà e massimo rispetto». E aggiunge: «C’è chi sostiene di voler vivere senza limiti nella loro condizione, noi siamo di una visione diametralmente opposta». Ma non nasconde che, quando ha iniziato a combattere per far rispettare le volontà di sua figlia si sarebbe aspettato «che si andasse in una direzione completamente diversa».
Poi ricorda: «Lei avrebbe detto "No, grazie. È tutto". Francesca Dall’Osso era stata in classe cinque anni con Eluana e anche lei sapeva quello che voleva mia figlia». E ancora dice: «Eluana, nel Natale precedente, lo aveva messo nero su bianco. Aveva detto che il nucleo della famiglia Englaro si basava sul rispetto. A casa nostra avevamo affrontato diverse volte i temi della vita, della morte e della dignità». E sulla legge del testamento biologico, varata con l’obiettivo di non avere più un altro caso Eluana, Englaro dice: «Non ci devono essere altre Eluane perché nessuno costringere a vivere». Ecco perché continua a girare l’Italia e raccontare la sua esperienza.
Ieri a Como, accanto a papà Beppino c’era anche la curatrice speciale, l’avvocato Franca Alessio e il notaio lecchese Gian Franco Condò. «La legge sul testamento biologico approvata dal Senato - ha detto la curatrice speciale - è tutta sbagliata e non può essere emendata, ma è da cambiare radicalmente. Non bisogna dimenticare come è nata, in quella drammatica seduta. Un disegno di legge deve basarsi sul diritto e questo non tiene conto del fatto che sul caso Eluana sono stati seguiti tutti i gradi di giudizio».

a.cavalcanti

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