Venerdì 24 Aprile 2009

Concorso vigili, l’inedita alleanza
Procura e difese: «Archiviate»

«Nessun falso, le accuse sono da archiviare». Procura e difesa, per una volta, alleate. E davanti allo scetticismo di due giudici, che hanno convocato un’udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione perché poco convinti a chiudere con un nulla di fatto l’inchiesta sul pasticcio del concorso dei vigili di Como, hanno parlato a lungo per argomentare le loro ragioni. Risultato: i due magistrati si sono riservati. E, da qui ai prossimi cinque giorni, decideranno il da farsi: archiviare oppure chiedere l’imputazione coatta di uno o più indagati. Si sono tenute ieri, e sono durate circa mezz’ora, le due udienze convocate dai giudici delle indagini preliminari Nicoletta Cremona e Luciano Storaci sul caso dei presunti illeciti nel concorso dell’inverno 2007 per un posto di agente della polizia locale.
Davanti al gip Cremona sono comparsi i legali di Alessandra Saccenti, Vincenzo Graziani (comandante dei vigili di Como), Antonella Rosati, Giuseppe Falanga e Paolo Fusto, i primi tre componenti della commissione esaminatrice accusati di falso, gli altri due vigili, inizialmente finiti sotto accusa per favoreggiamento. Davanti al gip Storaci, invece, s’è presentato l’avvocato di Tullio Saccenti, capo di gabinetto di Palazzo Cernezzi e anch’egli componente della commissione esaminatrice. L’ipotesi di reato di falso, ipotizzata a carico dei componenti della commissione e della segretaria, era legata alle firme sul verbale di esame. All’albo del Comune era stato inizialmente pubblicato un risultato che si era basato su un errore di interpretazione del regolamento; per questo Graziani aveva provveduto, dopo aver sentito gli altri commissari, a procedere lui solo a una nuova correzione terminata la quale il verbale era stato firmato anche da Saccenti e Rosati, i quali non erano però materialmente presenti alla seconda valutazione. Per la procura si tratta di un comportamento che non inficerebbe la correttezza del verbale. Da qui a cinque giorni sapremo se questa interpretazione avrà convinto anche i giudici.

a.cavalcanti

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