Venerdì 12 Dicembre 2008

Inizia l'era Schengen in Svizzera
Cade in silenzio l'ultimo "muro"

Scocca la mezzanotte, le lancette dell’orologio alla frontiera di Ponte Chiasso sono sovrapposte e da Chiasso spunta un’automobile blu di tipo familiare, si avvicina alla linea di confine, la oltrepassa, è in Italia. Alla guida, una donna e nessuno potrà mai dire di che colore sono i capelli e come si chiama: è passata e se n’è andata, inghiottita dalla notte. Nessuno l’ha fermata. È la prima viaggiatrice dell’èra Schengen, il primo libero transito dalla storica frontiera fino all’altro ieri segnata da una sbarra, per quanto sempre più simbolica e dalle ore 0,01 aperta alla libera circolazione delle persone all’interno dell’Europa Unita. Un fuoristrada nero, un uomo a bordo, è il secondo: passa e va; l’ufficio di frontiera della Polizia ha già spento le luci e ha chiuso la porta. L’adesione della Svizzera a Schengen vuol dire questo: anche al confine italo-svizzero, ultima barriera terrestre della Ue, è smantellato il controllo fisso delle persone e dei documenti, la polizia di frontiera si muove nell’entroterra, in funzione anticlandestini, innanzitutto, ma anche a presidio della sicurezza in generale. La palazzina resta in attività, preposta ai tanti compiti di forze dell’ordine che operano tra due Stati e che organizzano le pattuglie mobili su auto dotate di lampeggianti accesi e macineranno chilometri, lungo le valli, i due laghi, la città e le colline comasche.
La Guardia di finanza resta «vedetta insonne del confine», come dice l’atto costitutivo del corpo e il comandante provinciale, Rodolfo Mecarelli, ha voluto essere presente in frontiera, accanto ai suoi uomini, nel momento del passaggio da un sistema secolare ad uno nuovo, un passaggio un po’ in sordina, in un microcosmo di varia umanità, 40 milioni di persone, ogni anno, attraversano le frontiere comasche, a Ponte Chiasso, a Brogeda, a Maslianico, ad Oria, a Lanzo Intelvi, a Bizzarone, a Ronago, a Crociale, a Drezzo e chissà chi e che cosa passa dal “confine verde”, lungo i sentieri boschivi. Resta la dogana, con i suoi funzionari, a controllo delle merci e non è mancata al valico turistico di Brogeda, nella prima notte della libera circolazione delle persone, la prima prova generale dell’anomalia che solo qui si verifica: semaforo verde alle persone, semaforo rosso - o almeno giallo - alle cose, perchè la Svizzera aderisce a Schengen, ma non all’unione doganale europea. Rimane il filtro a tutela dell’Erario, dell’economia e della sicurezza e infatti, al valico turistico, subito dopo mezzanotte, s’è presentato un camper bianco, fermato e controllato: le unità cinofile sembravano sonnecchiare e invece sono scattate subito al richiamo del dovere, a fianco dei militari e del funzionario doganale. Esito negativo. Non hanno fatto in tempo a riprendere sonno, i cani antidroga: è sopraggiunta un’utilitaria, quattro uomini a bordo, forse gitanti, forse lavoratori, forse tiratardi, ma a posto. I cani tornano a cuccia, militari e funzionari doganali ne avranno ancora per ore, c’è un’aria di vetro. L’Europa è immersa nella neve.
Maria Castelli

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