Domenica 19 Aprile 2009

La Croce rossa riparte
Destinazione Abruzzo

Un filo rosso collega direttamente Como e l’Abruzzo in questi giorni di emergenza. È il filo della solidarietà, rosso, come la croce sulle divise dei suoi volontari.
Sono i ventisette soccorritori della Cri che ieri mattina all’alba sono partiti per l’Abruzzo. Uomini, donne, ma soprattutto ragazzi. Ore cinque del mattino, persiane ancora abbassate, strade semideserte. La città dorme, ma in via Italia Libera a Como, davanti alla sede della Croce Rossa, tutto è pronto per la partenza. Divisa d’ordinanza, scarpe comode e zaino in spalla. Saluti e consigli di mescolano a qualche sbadiglio e alle ultime raccomandazioni. Cristina Cozza, 32 anni, fa parte della sezione canturina della Croce Rossa da ben dieci anni, eppure è la prima volta che fa un’esperienza di questo tipo: «Non so esattamente a cosa vado incontro, ma mi sento pronta ad affrontare questa prova. Il timore indubbiamente c’è, ma anche la consapevolezza di avere una preparazione solida, derivata dal fatto che da anni ormai mi occupo dell’addestramento dei giovani volontari Cri». Maestra in una scuola elementare, mostra soddisfatta i disegni che hanno preparato i suoi piccoli alunni: «Questi li hanno fatti i miei ragazzi - prosegue orgogliosa, mostrando i fogli colorati - mi hanno detto di portarli ai bambini dell’Abruzzo, per appenderli nelle tende, almeno sembreranno un po’ più accoglienti».
Anche Sonia Zappa è volontaria da molti anni e, come Cristina, si sente pronta per affrontare una prova che sa essere impegnativa: «Sono sicura che sarà un’esperienza forte e sicuramente arricchente - dice Sonia - al termine della quale sarà necessaria una riflessione. Mi rassicura il fatto di essere addestrata a situazioni d’emergenza. Negli anni ci si abitua a mantenere una certa distanza e a non farsi coinvolgere troppo. Parto tranquilla, le persone che mi vogliono bene mi hanno detto di portare ai terremotati il loro sorriso, ed è quello che cercherò di fare».
C’è una tensione positiva, si percepisce la trepidazione che contraddistingue ogni partenza. Carlo Puttini, responsabile del gruppo, rassicura i volontari: «Andiamo e cerchiamo di fare quel che possiamo, impegnandoci al massimo. Non spaventatevi, c’è solamente da fare quello che ci diranno di fare. Di lavoro ce ne sarà per tutti - prosegue con una sorriso - sbucciare patate, distribuire coperte, e anche lavare le latrine. Siamo una squadra, quindi ricordate che il problema di uno, è il problema di tutti. Vedo un bel po’ di facce che di esperienza ne hanno parecchia, come me, del resto. Ma vedo anche visi nuovi, e questo mi fa molto piacere». E tra le “facce nuove” c’è quella di Milena Macoggi, vent’anni, la più giovane del gruppo. Milena fa parte della sezione di Uggiate da solamente un anno ed è alla sua prima esperienza: «A casa sono tutti fieri di me. Mia mamma era un po’ preoccupata, mio papà invece sarebbe voluto venire con me per dare una mano anche lui. Non so bene cosa troverò laggiù - prosegue timidamente Milena - e non nascondo che la cosa mi spaventa un po’, ma ho voglia di aiutare e di capire cosa si prova a vivere nell’emergenza». Anche Pietro Daqua, trent’anni, di Uggiate, è alla sua prima esperienza e non nasconde l’emozione, anche se si dice motivato a partire: «Credo che le persone che incontreremo e aiuteremo apprezzeranno quello che stiamo facendo. Ho scelto di partire perché ritengo che quel che è accaduto sia una cosa che riguarda un po’ tutti e non solamente le popolazioni colpite. Nel senso che è successo a loro, ma sarebbe potuto succedere a me, e in quel caso mi avrebbe fatto piacere che qualcuno mi porgesse la mano».

a.cavalcanti

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