La lotta tra bene
comune e idiozia

Volo Catania-Milano, venerdì pomeriggio. Il pilota annuncia un ritardo e spiega che le operazioni d’imbarco sono rallentate dall’eccesso di bagaglio a mano; aggiunge una personale critica agli addetti al check-in e all’imbarco, troppo tolleranti.

In effetti in coda chiunque poteva notare trolley vitaminizzati, di dimensioni ben superiori a quelle consentite, e “il” bagaglio a mano che si moltiplicava in una valigia più una borsa più una sporta.

Senza differenze tra turisti lombardo-veneti,

famiglie siciliane, uomini e donne d’affari.

Alla fine qualche bagaglio delle dimensioni di un baule viene messo in stiva. Con rumorose proteste del proprietario.

Episodio forse banale (ma che sta diventando comune: passeggeri di un Milano-Roma e di un Lamezia-Malpensa degli stessi giorni mi raccontano fatti identici) nel quale però si legge in filigrana una delle zavorre d’Italia.

Il passeggero che fa il furbo barando sul bagaglio a mano, l’addetto che chiude un occhio, il pilota che critica, il furbo scoperto che vanta diritti inesistenti: ognuno bada a se stesso, al proprio interesse, alla percezione individuale, dimenticando di far parte di una comunità.

La comunità organizzata di chi deve garantire il volo, la comunità occasionale ma essenziale dei passeggeri di un aereo.

Non c’è speranza di benessere individuale senza che ciascuno rinunci a qualcosa in vista del bene comune.

Senza grandi proclami ma nei comportamenti quotidiani.

Ai poteri pubblici, ai rappresentanti delle organizzazioni complesse con cui veniamo a contatto spetta spiegarlo: continuamente, con pazienza e fermezza, fino a far diventare il collettivo prevalente sull’individuale. Con naturalezza. E con l’esempio.

Quotidianamente, in giro per l’Italia e nelle nostre città, è in corso una lotta, tra la prevalenza dell’individuale e l’attenzione al collettivo (o al comunitario: dividiamoci pure sulla definizione ma teniamo ferma la sostanza).

È’ la lotta tra il bene comune e l’”idiozia”: così chiamavano nella Grecia antica il disinteresse per la politica e l’interesse per i fatti propri.

L’amministratore pubblico corrotto, quello inerte, quello ipocritamente “antipolitico” e solo interessato a comparire, sono accomunati dall’”idiozia”.

E a loro sono accomunati il pigro idiota che - dopo aver verificato che nessuno controlli - arranca attraversando i binari in stazione, o l’attivo idiota che - senza che nessuno controlli - lancia il suo motorino smarmittato o il suo notturno urlo demenziale nelle strade delle nostre città.

Ma anche il turista mordi-e-fuggi che lascia cadere la sua bottiglietta vuota sul lungolago: e noi, che passando accanto a quell’offesa non la ripariamo raccogliendo la bottiglietta e buttandola nel secchio giusto della differenziata.

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