«A Cantù l’improbabile sa diventare possibile»
Marco Gandini

«A Cantù l’improbabile
sa diventare possibile»

Intervista con Marco Gandini, nuovo assistente di Cesare Pancotto all’Acqua San Bernardo.

Marco Gandini, 44 anni, di Melegnano, primo assistente di Cesare Pancotto nella prossima versione dell’Acqua San Bernardo, ha fatto ritorno in Brianza a 16 anni di distanza dalla sua precedente “partecipazione”.

Era il 2003 ed entrava a far parte dello staff tecnico della serie A.

«La mia prima esperienza lontano da Milano dove era allenatore delle giovanili Olimpia. E a Cantù scoprivo un mondo totalmente diverso, pur a una manciata di chilometri da “casa”».

In che senso?

«Che a Milano la pallacanestro la percepisci dall’ufficio, dalle foto, dalla bacheca e dai trofei, mentre a Cantù oltre a questo la senti quotidianamente dal contatto con la gente».

Cosa si augura di ritrovare in questa sua nuova avventura in Brianza?

«La stessa passione che ho già avvertito e sentito quando sono stato lì. E credo non ci sia nessun dubbio sul fatto che la ritroverò perché Cantù è una città che vive di pallacanestro. Un mondo all’interno del mondo basket, dove si percepisce questo grande sapere di pallacanestro perché è vero che sono tutti tifosi ma è altresì vero che sono praticamente tutti anche competenti.

Inoltre

mi auguro di ritrovare anche lo stesso spirito che avevo riscontrato allora. Vale a dire il fatto di riuscire a rendere possibile l’improbabile. Nel senso che anche all’epoca non avevamo un budget altissimo e comunque nelle due stagioni in cui sono stato lì abbiamo fatto grandi cose vincendo la Supercoppa il primo anno e disputando un eccellente campionato l’anno successivo, scoprendo anche dei giocatori tipo Kaukenas e Morandais trovati grazie a un profondo scuoting fatto da Bruno (Arrigoni, ndr) e completato da noi dello staff tecnico».

Con Pancotto vi eravate mai sfiorati?

«No, non abbiamo mai lavorato insieme, ma ovviamente ci conoscevamo abbastanza bene frequentando lo stesso “mondo” ormai da diversi anni».

Rispetto al Pancotto che ha conosciuto, cos’ha scoperto in più in queste prime settimane di collaborazione a stretto contatto?

«Che trasmette un senso di tranquillità e di totale controllo delle situazioni. Non l’ho ancora visto in ansia per nulla. Si capisce che ne ha viste tante ed è veramente inscalfibile».

L’intervista integrale sulla Provincia di sabato 29 giugno


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