Manu: «Ho lasciato il segno lì?

È Cantù che mi lasciato il segno»

Intervista con Manuchar Markoishvili, domenica avversario della Red October a Desio con la maglia di Reggio Emilia.

Manu: «Ho lasciato il segno lì? È Cantù che mi lasciato il segno»
Manuchar Markoishvili

«Ci sono un sacco di persone che mi farà piacere ritrovare e salutare cordialmente una per una. In effetti ancora non so come saprò gestire le emozioni, perché il solo pensare di tornare a Desio mi dà già i brividi».

Manuchar Markoishvili, georgiano classe 1986 - papà di Tinatin, 5 anni da compiere il giugno prossimo - ha indossato la maglia della Pallacanestro Cantù per quattro stagioni tra il 2009-2010 e il 2012-2013 diventando un idolo della tifoseria biancoblù. E lasciando un gran bel ricordo (non è un caso che il club brianzolo lo omaggerà prima della palla a due). Dopodiché ha di nuovo girato l’Europa prima di approdare a Reggio Emilia all’inizio di questa annata.

Lo sa, vero, che da queste parti lei ha veramente lasciato il segno?

«Direi, più che altro, che è stata Cantù a lasciare il segno dentro di me perché sono stato benissimo lì. Per me resterà sempre un posto particolare e non solo perché mi ha rimesso in piedi».

In che senso, scusi?

«Venivo da un periodo così così e in Brianza sono cresciuto e maturato tantissimo sia come uomo sia come giocatore. E questo mi ha permesso di compiere il grande salto verso il top del basket europeo. Dove avevo sempre sognato di poter arrivare un giorno. Insomma, è come se avessi un debito di riconoscenza nei riguardi di Cantù e della sua gente».

PalaBancoDesio, che le viene in mente?

«È la prima volta che torno da avversario nel palazzetto in cui ho giocato l’Eurolega. Ricordo quanto fosse pieno di gente e il calore che sapeva sprigionare quel pubblico. Bello da vedere, bellissimo da giocarci se sei un giocatore di casa...

».

Stavolta le toccherà da avversario.

«Proverò egualmente a divertirmi il più possibile e ciò potrà avvenire soltanto con una nostra vittoria. Di sicuro sarà molto emozionante. E in un contesto simile restare concentrati sarà difficilissimo perché certo non si potrà far finta di non vedere tutti quegli amici e conoscenti dei miei quattro anni a Cantù. Non fraintendete, però. Perché saluterò tutti molto ma molto volentieri».

L’intervista integrale sulla Provincia di venerdì 27 aprile

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