Strong il primo straniero di Cantù
Anzi no, lo slavo Curcic l’apripista

La storia dei primi giocatori non italiani sbarcati in Brianza a metà degli anni ’50.

Strong il primo straniero di Cantù Anzi no, lo slavo Curcic l’apripista
Borislav Curcic, metà anni ’50

BASKET

Il primo straniero tesserato dalla Pallacanestro Cantù è stato il playmaker americano James Strong, anche se il club lo ingaggiò nella duplice veste di allenatore-giocatore. Correva l’anno 1954 ed era giunto in Italia qualche annetto prima a seguito della Seconda Guerra mondiale. La sua esperienza fu molto breve poiché in quella stessa stagione, dopo un diverbio con lo zaratino Isi Marsan nello spogliatoio della “sala borsa” a Bologna prima del match con la Virtus si rifiutò di scendere in campo e lasciò la squadra che venne allora affidata allo stesso Marsan, a sua volta con il doppio ruolo.

Il primo straniero a vestire i soli panni di giocatore divenne così lo slavo Borislav Curcic, nella stagione 1955-56 nell’allora “Mobili Cantù”. Aveva 19 anni, proveniva dalla Stella Rossa Belgrado: tra le qualità, un ottimo tiro piazzato a due mani. Il suo tesseramento, però, non fu possibile per l’intero girone d’andata in quanto si riscontrarono ritardi burocratici nella concessione del nulla-osta da parte delle federazione jugoslava.

Restano celebri - raccontano le cronache dell’epoca - i suoi frequenti viaggi tra Cantù e Zagabria. Tornava infatti a casa per brevissime “trasferte d’affari” e portava poi in Brianza valige in pelle che rivendeva guadagnandoci abbastanza...

Altra curiosità: aveva iniziato con il calcio, come portiere della Lokomotiv Zagabria.

Molto sincera una sua dichiarazione rilasciata più in là negli anni a “Cantù Basket”, il magazine della Pallacanestro Cantù: «Nelle vicinanze di Cantù avevo conosciuto una certa Mimma, con la quale ero stato sul punto di sposarmi - confessava Curcic -. Finché un bel giorno ho saputo che tifava Varese e non ho potuto far altro che troncare la nostra amicizia. In seguito ho saputo che è poi passata a tifare Milano. Se tanto mi dà tanto, penso di aver fatto bene a liberarmi di una donna la cui volubilità avrebbe potuto trasferirsi anche nel menage familiare e allora non ci sarebbe stato neppure il basket a salvare il nostro matrimonio».

Da segnalare che nella rosa di allora c’era anche un italo-svizzero, Giuseppe Pozzi.

Curcic restò anche la stagione successiva, dopodiché per il campionato 1957-58 Cantù tesserò il suo primo americano, vale a dire Tony Vlastelica, proveniente dalla Benelli Pesaro dove si era laureato miglior realizzatore del torneo.

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