L'Ue a Meloni: 'Esamineremo la lettera'. Ma la strada è in salita

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La lettera inviata dall'Italia alla Commissione Europea, attraverso la quale si chiede una maggiore flessibilità dato l'impatto dell'inflazione, è "arrivata" e ora gli uffici dell'esecutivo blustellato la "esamineranno nel dettaglio". "Successivamente formuleremo le nostre valutazioni e la nostra posizione", ha spiegato un portavoce, precisando che tali missive sono "comuni alla vigilia di un consiglio europeo".

La strada però è in salita. L'Italia infatti non è la sola a dover affrontare le conseguenze nefaste dello shock energetico causato dalla guerra in Iran e la coperta, data la congiuntura internazionale, è sempre più corta.

In generale, bisogna far chiarezza su un punto. Palazzo Berlaymont non vuole chiudere la porta in faccia agli Stati membri sulla questione degli aiuti, tanto più che il prossimo vertice Ue ruoterà per una larga parte proprio intorno alla crisi energetica. Il come però è cruciale. Tutto ciò che rientra nella strategia dell'elettrificazione - dunque investimenti sul futuro green - è il benvenuto e potrebbe trovare il benestare della Commissione. Che invece vede come fumo negli occhi tutto ciò che è sostegno al consumo.

Ridurre le tasse sull'energia e contemporaneamente erogare sussidi, è il ragionamento, genera un costo altissimo per le finanze pubbliche, poiché si perdono entrate fiscali e si spendono soldi dei contribuenti. Il rischio dunque è che, anche qualora l'esecutivo Ue fosse accomodante, i mercati lo sarebbero molto meno e metterebbero nel mirino i Paesi ad alto debito, come l'Italia e (ormai) la Francia.

Si torna dunque al concetto dei 'bond vigiliantes'. I tassi crescono perché gli investitori vedono dei rischi a prestare denaro ai governi e dunque il debito costa sempre di più: un circolo vizioso molto pericoloso. Giorgia Meloni lo sa perfettamente e dunque nella sua lettera propone di utilizzare "almeno una parte delle entrate aggiuntive" dovute dagli alti prezzi dell'energia per attenuare "temporaneamente e in modo mirato" l'aumento dei costi. La parola chiave è 'mirato'.

E' qui che si giocherà tutta la partita. Destinare le risorse al taglio delle accise, tanto per fare un esempio, sarebbe deleterio perché a beneficiarne sarebbero anche i proprietari di SUV o in generale di cittadini ad alto reddito. Il paradosso però sta nel fatto che la Commissione favorisce soluzioni di lungo periodo mentre i governi - e molte capitali nel 2027 dovranno affrontare le elezioni, circostanza che la Commissione ha molto ben presente - vogliono risultati immediati. Il vertice del 15-16 ottobre si preannuncia quindi frizzantino.

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