Bambole, non cè una lira (per le strade)

Sono tornate! Le ho viste tutte la mattina di S.Stefano. Sono le buche nell’asfalto, le stesse che abbiamo visto riparare lo scorso fine-inverno con secchi d’asfalto schiacciato giù col badile. Ricomincia la pacchia per le imprese. Ma è pacchia anche per gommisti,  meccanici e carrozzieri. Per noi automobilisti inizia invece la "gimkana". Avevo già scritto su questo argomento spiegando che in Paesi come il Canada, ove hanno ancor più di noi il problema delle buche, usano prodotti speciali che tappano le buche con una resistenza all’usura superiore all’asfalto che circonda la buca stessa.
Avevo anche citato l’esempio della Sv izzera (Uffa, che barba, la solita Svizzera) che usa, per spazzare la neve, lame sollevate da terra con piccole rotelline in modo da non grattare il manto stradale. Noi invece prepariamoci a rivedere il solito furgoncino che fa il giro buttando giù e schiacciando col badile un po’ di asfalto. Dev’essere proprio che questo andazzo conviene a tanta gente.

Virgilio Testoni
Grandate


Caro Testoni,
lei che ha un’età, buona memoria ed è attento alle cose del mondo forse ricorderà che nel 1977 la Rai mandò in onda un varietà con la regia di Antonello Falqui. L’idea era riproporre il mondo dell’avanspettacolo per la platea televisiva, e qui lasciamo parlare Aldo Grasso, che ci è maestro: «...attraverso le vicende di un’immaginaria compagnia squattrinata e sempre alla ricerca di finanziamenti (...) si scoprono le caratteristiche del teatro leggero con i suoi componenti fissi: la soubrette capricciosa ma essenziale per lo spettacolo, il giovane brillante, la "soubrettina" in grado di cantare, ballare e recitare anche senza vero talento ma bella di presenza, il comico che viene dalla gavetta e che riempie i "vuoti" tra un cambio di scena e l’altro, il cantante-ballerino-porteur e infine la coppia di produttori».
Ora si chiederà: che c’entra questo preambolo con le buche? C’entra: lo spettacolo si intitolava «Bambole, non c’è una lira», ed è più o meno lo stesso che da qualche tempo va in scena a Palazzo Cernezzi. Gli incassi sono stati scarsi (Ticosa), ci sono state spese impreviste (paratie) e l’impresario non ha altro da dire alle ballerine - che saremmo noi - se non ripetere il solito tormentone: bambole, non c’è una lira. Nemmeno per la manutenzione ordinaria delle strade. Così si va avanti a rattoppi. Se poi, come dicono in Veneto, la toppa è peggio del buco, è inevitabile che qualcuno ci guadagni.

Pier Angelo Marengo

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