La fede ci dice che solo Dio ci dà speranza

Egr. sig. Minonzio,
ho letto il suo editoriale su "La Provincia" di domenica 21/10 sulla morte di Simone di Orsenigo e le scrivo in proposito.
Sono un "credente" penso ben radicato nella propria fede ma, quando un mese fa è morta mia mamma (75 anni) a causa di un linfoma maligno, ho provato un grande dolore (la mamma è sempre la mamma!) e qualche dubbio e qualche domanda me la sono fatta anche io.
 Anche per chi, come me, si ritiene saldo nella fede, la morte è apparsa come una forte provocazione.
E la fede è entrata in un "buio" profondo, senza speranza, di fronte alla morte della mamma.
Non è che Dio, la fede, sono una "geniale" e "sofisticata" invenzione dell'uomo per alleviare l'insopportabile dolore della morte?
Lei, nell'articolo in questione, parla di "quel signore che vigila su tutti noi" e di "tirarlo giù per la barba dalle sue nuvole zuccherine e fargli vedere che cos'ha combinato", scrive di un Dio che "si nasconde davvero bene: non appare, non parla, non agisce".
Non è così. La fede cristiana ci dice che Dio non è stato lassù nei cieli a guardare l'uomo soffrire in modo cinico e indifferente.
 Dio ha voluto condividere la nostra condizione, si è fatto uomo e anche lui è passato attraverso la morte, e il "Figlio", sulla Croce, ha conosciuto la paura e l'abbandono del "Padre".
La morte e la risurrezione di Cristo sono stati l'unico squarcio di luce nel buio della fede alla morte della mamma.
 Questo è l'unico evento capace di dare luce e speranza agli uomini: la luce della Pasqua (del "passaggio" a nuova vita).
San Paolo nella prima lettera ai Corinti (15,12-19) scrive che se Cristo non è risorto, “vana” è la nostra fede (1 Cor 15,12-19)!
La fede non “serve” a niente se non ci dà questa speranza: la speranza che ciascuno di noi non è destinato a finire nel nulla.
Questa è stata, ed è, la mia speranza. Senza questa speranza, saremo senza-speranza, cioè dei di-sperati.
Un cordiale saluto.

Ing. Angelo Carpani

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