Lunedì 01 Aprile 2013

Una figuraccia internazionale firmata da Terzi

Meglio tardi che mai, se le dimissioni di Terzi servono ad accelerare la risoluzione del problema. Che bisognava rifiutare sin dall'inizio, senza affidarsi ad una diplomazia, che oggi, nel tempo della giungla, vale poco (o niente). Bisognava puntare i piedi e chiedere la liberazione della nave e dei due marò, cittadini italiani. Rivolgersi alla giustizia internazionale, visto che l'India stessa ha ammesso che non era in acque territoriali. Ma dov'è l'Europa, nel buio pesto della fredda caverna in cui s'è cacciata in una splendida giornata? Ritroverà la strada per uscire dall'antro buio in cui si è persa, per tornare a godere della splendida giornata? Dov'è l'Onu, baraccone senza patria, che non è capace di tutelare i diritti personali?

Mario Grosso
Sì, l'Europa ha le sue responsabilità (le sue viltà). L'Onu i suoi imbarazzi (i suoi silenzi). Ma restiamo in Italia. All'Italia. Qui si deve parlare di colpe. E, peggio ancora, d'incapacità. La vicenda è stata sottovalutata, male intesa, pessimamente condotta. È affiorata tutta l'insipienza politica d'un governo tecnico, prigioniero del suo distacco dalla realtà più di quanto non lo siano i marò delle galere indiane. Le dimissioni di Terzi accentuano la nostra figuraccia internazionale, minano la fiducia residuale del resto del mondo verso di noi, si sommano alle altre incertezze che stiamo distribuendo a man bassa, complice il caos post elettorale. A chiudere la cornice, le squallide speculazioni in chiave propagandistica alle quali qualche partito si dedica con la tradizionale, ineffabile, vergognosa indecenza. E la pelle dei due militari? Ah, già, la loro pelle. Il loro destino. La loro vita.

Max Lodi

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