Martedì 23 Aprile 2013

Il fallimento è solo di Bersani

Uno su quattro ha tradito, dice Bersani e si dimette, non subito, ma poi. Il tradimento epocale di Giuda era di uno su 12. Il tradimento dell'8 settembre 1943 è più pertinente al conclamato e confermato cialtronismo di sinistra. All'origine del disastro, peraltro prevedibile se non così abbietto, la supponenza autoreferenziale e il degrado della sensibilità democratica, come è intesa in Occidente. Declina il senso democratico della rappresentanza responsabile e prevale l'anarchismo beota del cosiddetto "popolo della Rete", protetto dal suo codardo anonimato e dominato da un senso demoniaco di onnipotenza irresponsabile.

Ulderico Monti

Nella disfatta del Pd la rete non c'entra. C'entra l'incapacità d'un segretario (d'un gruppo dirigente) d'essere tale. Bersani non ne ha azzeccata una. Ha portato allo sfascio il partito continuando a non capire dove lo stava conducendo. Nessuno ha fatto peggio di lui in 60 anni di leadership della maggiore forza politica di sinistra: un fallimento epocale. Poi, naturalmente, va denunziata la vergogna dei franchi tiratori. Ma i franchi tiratori ci sono sempre stati. Se sparano è perché chi poteva disarmarli non s'è rivelato capace del compito. La tragedia (con aspetti comici) di Bersani, e della consunta nomenklatura del Pd, è cominciata quando, anziché trasformarlo da pericolo in risorsa, si è demonizzato Renzi. Un madornale errore di strategia. Roba da dilettanti e non da professionisti della politica. 
E sì che il Pd passava per essere l'ultimo ridotto di questo professionismo. Vantava la sua diversa qualità, e invece era solo una differente propaganda del marchio d'insipienza che accomuna la classe politica.

Max Lodi

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