Lunedì 29 Aprile 2013

Evasione fiscale: il deterrente è la galera

Caro direttore,

mi presento: ebbene si, sono ricco. Ho una casa di proprietà, una moglie e figlio a carico e uno stipendio da 2800 euro al mese. Non pochi, ma non c'è neppure da scialare, considerando il fatto che nessuno dei nonni ci ha potuto aiutare per crescere un figlio e seguirlo negli studi. Mia moglie una decina d'anni fa ha quindi dovuto lasciare il lavoro e ora non sarà facile reinserirsi. In complesso, sperando che la situazione non degeneri, non mi lamento. Leggo il programma del prossimo ipotetico governo Letta: tagli fiscali per i neo assunti, abolizione o riduzione dell'Imu, rifinanziamento della cassa integrazione. I soldi andrebbero presi da tagli ai servizi, nuove tasse e aumento dell'Iva, sempre sperando che gli investitori continuino a comperare i nostri titoli di Stato: sembra proprio  il gioco delle tre carte, ti dò i soldi in una tasca e te li levo dall'altra.

Secondo me la priorità è la lotta all'evasione fiscale. Si fanno manovre da 50 miliardi a fronte di un'evasione da 200! Mi sembra una mossa poco seria, degna di un Paese poco serio qual è il nostro. Giusto come deterrente all'evasione si potrebbe rendere questo reato penale, come per esempio in Svizzera: nel peggiore dei casi si potrebbe dare nuova linfa all'edilizia, quella carceraria. Eppure in nessun programma questo rimedio è mai stato preso in considerazione, forse perchè equivale alla sicura sconfitta elettorale. E allora avanti con gli industriali che si lamentano dell'eccessivo carico fiscale, che non assumono e se lo fanno lo fanno a 800 euro al mese con contratto a termine. E non lamentiamoci se poi arriva un Monti qualsiasi, definito uno dei massimi economisti mondiali, che fa manovre da ragioniere bastonando basso e sempre i soliti noti.


Francesco Luraschi

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