Toure, l'uomo che fa sognare Cantù
Basket: nelle ultime due settimane ha messo insieme "numeri" impressionanti. Una crescita, quella del francese, che ha accompagnato la Tisettanta fuori dalla zona retrocessione. "Tutto merito del gruppo", dice lui
CANTU' - Anche nel sistema distribuito tanto caro a Luca Dalmonte, è stato impossibile nelle ultime due settimane non soffermarsi sulle cifre messe insieme da Hervè Toure: una media di 20 punti, 13 rimbalzi, 4 stoppate e 33 di valutazione, statistiche da straniero degli anni Ottanta e non da comunitario del 2008, tra l’altro ripudiato da un altro club. Una crescita, quella del francese, che ha accompagnato la Tisettanta fuori dalla zona retrocessione e ora la vuole spingere nella corsa playoff. «Tutto merito del gruppo: ho sempre dichiarato di trovarmi meravigliosamente in questa squadra, le cifre ora sono più altisonanti ma sono stato soddisfatto del mio rendimento anche quando ho fatto cose meno evidenti ma che hanno aiutato Cantù a vincere».
La compattezza del gruppo, un concetto che parlando con Toure esce in continuazione.
E’ un aspetto che conta per me: ho giocato in tante squadre e so riconoscere quando uno spogliatoio è sano. Ecco, a Cantù lo è per davvero, come di rado mi era capitato in carriera. Credo che a un livello simile di competizione la differenza la faccia la qualità del gruppo, è stata la nostra arma in più di questa stagione. Ad esempio, Siena vince tanto anche perché è uno spogliatoio sano e unito, lo stesso non si può dire di Milano».
Stagione ottima quella di Cantù, ma segnata da tante strisce positive e negative.
Ci siamo sistemati nel corso del campionato, io ho cambiato Abukar e ho avuto bisogno di tempo, la stessa cosa vale per Fitch che era abituato a un basket diverso da quello italiano».
Dalmonte ti ha cercato con insistenza e concesso tanto spazio.
Avevo parlato con lui, oltre che con i dirigenti, prima di firmare per Cantù. Condividevo il suo progetto e ora so che non mi aveva raccontato bugie. Il nostro rapporto è buono, è una persona onesta e mi piace perché pone estrema attenzione ai dettagli».
C’è stato un periodo della stagione in cui tu e Francis, almeno a livello statistico, eravate sacrificati. Ora le cose sono cambiate.
«Conosco Torin per averci giocato a Capo d’Orlando, so quanto possa essere devastante se viene servito in area. Il segreto è quello di coinvolgerlo nel primo quarto altrimenti si rischia di emarginarlo, quando l’abbiamo fatto abbiamo dominato sotto canestro».
Giancarlo Migliola
L'intervista completa a Hervè Toure su La Provincia in edicola il 19 marzo
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