BorgWarner chiude anche a Orsenigo: licenziamento per 81 lavoratori
La vertenza La multinazionale dell’automotive in liquidazione per una grave crisi finanziaria. Domani sciopero di otto ore in concomitanza con il primo tavolo tra azienda e sindacati
Lettura 1 min.Orsenigo
La BorgWarner ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per tutti i 96 dipendenti, 81 nella sede di Orsenigo e 15 a Elmas, in provincia di Cagliari.
L’azienda, attiva nel settore automobilistico, si occupa della progettazione e del collaudo di sistemi avanzati di elettrificazione per veicoli, operando in un segmento strategico e in forte evoluzione del mercato automotive. I lavoratori, alcuni con anni di esperienza, hanno per la quasi totalità un profilo professionale molto alto.
Lo sciopero mercoledì
Mercoledì è stato proclamato uno sciopero per l’intera giornata, in concomitanza con il primo incontro a Orsenigo tra i vertici dell’azienda e i rappresentanti sindacali.
La preoccupazione per la messa in liquidazione della società, nata a fine 2023 a seguito della cessione di un ramo d’azienda da parte di Eldor, dove l’azienda è ancora attualmente allocata, alla multinazionale Usa BorgWarner che ha acquisito la divisione Electric Hybrid Systems. Nella sua fase iniziale ha occupato 165 persone tra Orsenigo e Cagliari. Molte di loro sono poi uscite per dimissioni volontarie fino a scendere sotto il centinaio di persone impiegate, molte di loro sono ingegneri del settore.
«In continuità con lo stato di agitazione aperto con il 9 settembre, la Rsu di BorgWarner Orsenigo e Fiom Cgil di Como e di Cagliari proclamano otto ore di sciopero mercoledì 23 settembre – ha dichiarato Salvatore Medici della Fiom Cgil di Como - chiediamo che l’azienda revochi la procedura di licenziamento e attui tutte le iniziative possibili per salvaguardare l’occupazione».
La società ha motivato la decisione della messa in liquidazione per una crisi finanziaria che ne renderebbe insostenibile la gestione. Una ricostruzione che il sindacato respinge: «il motivo che apparentemente indicano è una crisi di natura finanziaria, quindi un’azienda che non è più finanziariamente sostenibile.
In realtà il vero motivo è che stanno potenziando altri centri tecnici in giro per l’Europa, tra cui quello in Polonia, e stanno portando molti progetti al di fuori di Orsenigo. Parliamo di progetti avviati nel corso dei mesi che, a distanza di pochi giorni dalla presentazione ai clienti, venivano portati a termine altrove. Ci troviamo di fronte a una delocalizzazione a tutti gli effetti».
A rendere la situazione ancora più complessa è la tipologia del personale coinvolto. «Parliamo sostanzialmente di ingegneri e tecnici di alta specializzazione, persone con molti anni di esperienza», precisa Medici. L’azienda si era insediata sul territorio a fine 2023 a seguito della cessione di un ramo d’azienda da parte di Eldor, ereditando un organico iniziale di circa 170 persone tra Como e Cagliari, progressivamente ridottosi per dimissioni volontarie. «All’inizio dell’anno stavamo persino trattando per la contrattazione collettiva e l’istituzione di un premio di risultato aziendale, poi la discussione si è bloccata improvvisamente fino all’apertura dei licenziamenti».
Il confronto tra le parti sociali entrerà nel vivo proprio il 23 settembre, in concomitanza con la giornata di mobilitazione. «Mercoledì avremo il primo incontro sindacale e chiederemo il ritiro immediato della procedura per salvaguardare i posti di lavoro. Il punto fondamentale è non perdere occupazione, possibilmente mantenendo le competenze sul territorio» conclude.
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