BorgWarner, sciopero a Orsenigo. Giovedì l’incontro per chiedere la revoca dei licenziamenti

La protesta nasce dalla decisione della multinazionale statunitense dell’automotive di avviare la procedura di licenziamento collettivo per tutti i 96 dipendenti attualmente in organico, suddivisi tra gli 81 della sede comasca di Orsenigo e i 15 del presidio di Elmas, in provincia di Cagliari

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Orsenigo

Mercoledì sciopero per l’intera giornata alla BorgWarner di Orsenigo. Lo hanno proclamato la rappresentanza sindacale unitaria dell’azienda e la Fiom Cgil di Como e di Cagliari. La mobilitazione, che si inserisce nello stato di agitazione aperto lo scorso 9 settembre, vede i lavoratori astenersi dal lavoro per otto ore in concomitanza con il primo incontro sindacale tra i vertici societari e le parti sociali. La protesta nasce dalla decisione della multinazionale statunitense dell’automotive di avviare la procedura di licenziamento collettivo per tutti i 96 dipendenti attualmente in organico, suddivisi tra gli 81 della sede comasca di Orsenigo e i 15 del presidio di Elmas, in provincia di Cagliari.

La vicenda rappresenta un cambio di rotta rispetto ai buoni auspici con cui, a metà del 2023, era stata annunciata l’acquisizione del ramo d’azienda Electric Hybrid Systems (Ehs) d a parte del gruppo americano.

L’operazione, completata per un valore di 75 milioni di euro, aveva portato il controllo delle divisioni di Orsenigo e Cagliari a BorgWarner, cedute dalla Eld or Corporation. All’epoca, i vertici di Eldor avevano definito la cessione come una scelta strategica mirata a focalizzare le risorse sulla decarbonizzazione, valorizzando gli investimenti effettuati sui caricatori di bordo (Obc) e sui convertitori DC/DC.

Dal canto suo, la multinazionale del Michigan stimava di integrare tecnologie chiave per la mobilità elettrica, con previsioni di ricavi aggiuntivi fino a 250 milioni di euro nell’arco di un quinquennio. A fine 2023, al momento del formale insediamento della nuova proprietà, la struttura contava165 occupati tra Lombardia e Sardegna. Nel corso del tempo, l’organico si è progressivamente ridotto a causa di numerose dimissioni volontarie, arrivando agli attuali 96 addetti.

Si tratta di figure professionali dall’elevato profilo specialistico, in larga parte ingegneri e tecnici ad alta qualificazione dedicati alla progettazione e al collaudo di sistemi avanzati di elettrificazione per veicoli. Un patrimonio di competenze che rende la potenziale chiusura del sito un danno rilevante per il tessuto industriale e tecnologico locale.

Mentre l’azienda motiva la messa in liquidazione adducendo una crisi finanziaria che renderebbe insostenibile la prosecuzione delle attività, le organizzazioni sindacali contestano radicalmente tale ricostruzione. Secondo Salvatore Medici della Fiom Cgil di Como, le ragioni della chiusura non risiederebbero in una reale sofferenza economica, bensì in una mirata strategia di rilocalizzazione delle risorse professionali e industriali. I sindacati denunciano infatti il potenziamento di altri centri tecnici europei della multinazionale, tra cui quello situato in Polonia, verso i quali sarebbero stati progressivamente dirottati i progetti sviluppati nel sito comasco.

Il tavolo delle trattative che si apre giovedì vedrà la Rsu e i sindacati territoriali chiedere la revoca immediata della procedura di licenziamento e la salvaguardia dell’occupazione, con l’obiettivo prioritario di mantenere, con tutte le possibili soluzioni applicabili, le elevate competenze tecniche legate alla transizione ecologica all’interno del territorio.

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