Cinquant’anni di innovazione, il premio a Giorgio Penati
Fondatore di Tecnologia d’impresa con base a Cabiate: «La chiave di volta oggi è che si cambia cambiando»
Lettura 1 min.Como.
«Questo è un momento di grandissime opportunità, in cui tutto si muove rapidamente e occorre prontezza nel comprendere i cambiamenti» così Giorgio Penati è intervenuto nel corso del Consiglio generale di Confindustria Como, riunitosi lunedì scorso, dopo aver ricevuto, a sorpresa, il riconoscimento di Confindustria Como per i cinquant’anni di lavoro. Una storia di impresa, la sua, caratterizzata da esperienza, competenza, responsabilità e capacità di costruire valore. È con questo spirito che il presidente Gianluca Brenna ha consegnato a Giorgio Penati, fondatore e attuale presidente di Tecnologie d’Impresa, il riconoscimento “Onora da oltre 50 anni il lavoro”.
Il riconoscimento intende rendere omaggio a un percorso professionale nel suo insieme: non soltanto alla capacità di fare impresa e di contribuire alla crescita di un’organizzazione, ma anche all’impegno, alla dedizione e alle competenze maturate nel corso della propria vita lavorativa. Un valore che si esprime nelle diverse esperienze professionali e nelle responsabilità assunte nel tempo, fino alla capacità di trasformare il proprio bagaglio di conoscenze in un progetto imprenditoriale.
È il caso di Giorgio Penati, che nel 1985 ha fondato Tecnologie d’Impresa a Cabiate, avviando un’attività che negli anni si è sviluppata fino a diventare una realtà strutturata nel panorama dei servizi alle imprese, con competenze che spaziano dalla salute e sicurezza sul lavoro all’ambiente, dalla formazione alla sostenibilità.
«La chiave di volta oggi è che si cambia cambiando», spiega l’imprenditore, interprete di un percorso sostenuto prima di tutto dalla famiglia e dalla continuità aziendale.
Da qui la sintesi dei valori guida elencati da Giorgio Penati che ha trasformato la premiazione in un’occasione di riflessione sul futuro del fare impresa: «la solidarietà con i collaboratori e il valore delle persone sopra ogni cosa; l’etica morale come presupposto essenziale; la trasparenza e la passione nelle scelte, che deve essere sempre condivisa; la volontà di perseguire percorsi comuni invece che personalistici, anche se non è sempre facile lavorare insieme; la capacità di cogliere i piccoli segni senza fermarsi alle apparenze; il valore degli errori e delle crisi; la solidità del passato, che serve da specchietto retrovisore per capire cosa è accaduto e perché; lo sguardo al futuro con dei radar per intercettare gli eventi prima che accadano; l’ascolto delle guide e dei profeti dell’innovazione; infine, il rifiuto del lamento sterile. Invece di rammaricarsi per le difficoltà, valorizziamo ciò che c’è»
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