Dongo Casting, triste fine di un’epoca: restano i debiti e i rifiuti ecologici

Tribunale Sentenza di fallimento per le ex ferriere Falck passate a una multinazionale cinese. Ai creditori un mese per chiedere di essere liquidati. Tra questi anche il Comune di Dongo

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Dongo

Il tribunale di Como ha emesso nei giorni scorsi sentenza di fallimento per la Dongo Casting, la società che fino al luglio scorso gestiva l’attività produttiva della ferriera. E’ la mazzata finale per le sorti dello stabilimento di Dongo, che dopo una lunga e gloriosa fase targata Falck è andato incontro a un progressivo e triste destino.

La sentenza

«Ai creditori e ai terzi che vantano diritti reali e mobiliari su cose in possesso del debitore – si legge nella sentenza – viene assegnato il termine perentorio di 30 giorni per la presentazione delle domande d’insinuazione». L’area adibita a Dongo Casting faceva parte di un lotto di 61mila metri quadrati rilevata all’asta nel 2018 dalla multinazionale cinese Elecpro International investment holding e comprendeva anche un patrimonio immobiliare che dalla portineria arriva fino a ridosso del ponte sul torrente Albano.

La nuova proprietà aveva poi deciso di creare due società, una per l’attività industriale e l’altra per la gestione dell’area immobiliare. Tra i creditori c’è anche il Comune di Dongo, ma in questa fase delicata gli amministratori locali preferiscono il massimo riserbo. Da indiscrezioni pare comunque che l’ente locale vanti crediti di circa un milione di imposte arretrate, nel complesso, da Dongo Casting e società immobiliare.

I rifiuti industriali

Il comparto di 61mila metri quadrati della ferriera era stato acquistato per poco più di un milione e 400mila euro, cifra che rappresentava la base d’asta: «Una somma che, ovviamente, teneva conto delle ingenti spese che avrebbe dovuto sostenere l’acquirente per smaltire i grandi volumi di rifiuti industriali lasciati sul posto dal precedente fallimento – osserva l’ex sindacalista locale Claudio Poncia – Rifiuti che sono rimasti dov’erano e che dovranno essere presumibilmente smaltiti a carico della collettività».

I creditori si potranno rivalere almeno in parte sul patrimonio immobiliare, ma la situazione si presenta ancora una volta molto complessa. Ripartita con 90 dipendenti, la produzione di testate d’auto col processo del lost-foam avrebbe dovuto impiegare attorno ai 200 lavoratori, ma dopo alcuni anni di attività all’insegna di cassa integrazione e ritardi nei pagamenti, anche le organizzazioni sindacali avevano auspicato, come unico modo per proteggere i lavoratori, il licenziamento. È ciò che è avvenuto nel luglio scorso, quando gli operai erano ormai ridotti a circa sessanta unità.

La cessazione della produzione ha chiuso un’epoca lunga almeno 120 anni: le Acciaierie e Ferriere Lombarde risalgono infatti al 1906, ma la ferriera era già attiva fin dal 1839 e ha sempre rappresentato, al di là del lavoro, anche un modello sociale. Il villaggio Falck con le case per i dipendenti, il Circolo, dove gli stessi avevano l’opportunità di ritrovarsi nel dopo-lavoro, la gloriosa Canottieri e la casa di riposo del paese sono tutte espressioni di una cultura del lavoro che si è inesorabilmente esaurita.

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