«Scelte unilaterali, così si uccidono negozi e territorio»

La denuncia Il presidente di Confcommercio dopo i casi di Como, Erba e Centro Valle Intelvi: «I politici lodano le associazioni e poi le ignorano»

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Como

«Senza concertazione si uccide il territorio». Ne è convinto il presidente di Confcommercio e di Fipe Como Giovanni Ciceri che suona un campanello di allarme sulla cultura di governo che ispira alcuni dei centri di maggiore rilievo del territorio. Como, Erba, Cantù. Su temi diversi i relativi sindaci hanno assunto provvedimenti con un impatto pesante su negozi e pubblici esercizi, ignorando il confronto con la principale associazione di rappresentanza dei commercianti. Una modalità operativa che rischia di avere ricadute devastanti soprattutto nelle aree della provincia in cui è presente un concreto rischio di desertificazione commerciale con tutto ciò che questo significa in termini di sicurezza, socialità, qualità di vita.

«Si sono moltiplicati delibere e provvedimenti che colpiscono direttamente le attività commerciali e i pubblici esercizi, adottati in modo del tutto unilaterale da diverse amministrazioni» spiega il presidente Ciceri. Dalle restrizioni sulla Ztl del centro storico e sulla gestione dei dehors nel capoluogo comasco, passando per le scelte urbanistiche ad Erba, fino ai recenti provvedimenti di ordine pubblico in Centro Valle Intelvi.

«Assistiamo a una serie di decisioni che, pur essendo formalmente legittime in quanto espressione di sindaci democraticamente eletti, vengono deliberate escludendo completamente dal confronto chi rappresenta l’economia reale» precisa il presidente di Confcommercio.

Il nodo centrale risiede nella considerazione istituzionale riservata alle associazioni di categoria. «I corpi intermedi non possono essere evocati a targhe alterne», incalza Ciceri. «Siamo stati chiamati in prima linea durante le emergenze, come nei mesi drammatici del Covid, per collaborare e gestire le crisi a fianco delle autorità. Oggi, invece, quando si interviene su materie che incidono profondamente sulla quotidianità e sul futuro delle aziende del commercio e del fuori casa, veniamo sistematicamente ignorati».

Non si tratta di una questione di visibilità, ma di sostanza e rispetto: «Gli amministratori locali, provinciali e regionali devono dirci chiaramente, una volta per tutte, se ritengono utile la collaborazione con le associazioni di categoria. Partecipare alle nostre iniziative, sperticarsi in lodi astratte e sostenere a parole il nostro ruolo non basta più se, nel momento concreto dell’azione amministrativa, veniamo marginalizzati».

Il presidente richiama anche la legittimazione che il settore riceve ai livelli più alti: «Se persino il Presidente del Consiglio ha ringraziato pubblicamente la nostra Confederazione riconoscendo l’importanza strategica dei corpi intermedi per la tenuta del Paese, e se lo stesso Santo Padre ha speso parole fondamentali sul valore delle aggregazioni sociali, non si comprende perché a livello locale si persegua la strada dell’isolamento e dell’autosufficienza».

La mancanza di dialogo ha portato a ignorare temi cruciali per la provincia: «Durante le celebrazioni per i nostri 80 anni abbiamo rimarcato il dramma della desertificazione commerciale nei centri storici e la necessità di governare la grande distribuzione. Abbiamo chiesto di sostenere concretamente i presidi di socialità — le nostre botteghe e i nostri locali — anziché disperdere risorse con bandi a pioggia. Su questi temi siamo rimasti inascoltati». Da qui la richiesta finale alla classe politica: «Ci convocate solo quando c’è da gestire un’estrema necessità, o siamo partner strategici per la crescita del territorio? La nostra è una legittima richiesta di partecipazione. Senza concertazione non può esserci mediazione, e senza mediazione le scelte politiche rischiano di desertificare il nostro futuro economico».

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