Il nuovo clima culturale che si respira in Occidente

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Con l’arrivo di Roberto Vannacci, anche in Italia si inizia a parlare di remigrazione, tema assurto a denominatore comune delle destre nazionaliste che, sotto la spinta del trumpismo, sta modificando i fondamentali della dialettica politica. Refom UK in Gran Bretagna, AfD in Germania, Rassemblement National in Francia, Vox in Spagna, sono un esempio del nuovo clima culturale che si respira in Occidente. Il concetto di remigrazione si fonda sull’assunto che l’immigrazione di massa abbia prodotto una trasformazione irreversibile delle società occidentali. Alla base vi è la convinzione che il multiculturalismo rappresenti una minaccia alla continuità storica, culturale e demografica delle nazioni europee. Anche in Italia il tema è emerso dal sottosuolo di alcuni gruppi marginali per imporsi al dibattito pubblico grazie a “Futuro Nazionale”, il partito fondato da Roberto Vannacci.

Il generale ha posto in modo dirompente la necessità di ridefinire il rapporto tra cittadinanza, appartenenza e cultura. La tradizionale contrapposizione tra destra e sinistra, costruita per oltre un secolo attorno al rapporto tra Stato e mercato, oggi risulta sempre più evanescente e circoscritta all’universo elitario della destra liberale che appare, ormai, ridotto all’impotenza. Oggi, il vero spartiacque tra destra e sinistra vertesul tema dell’immigrazione. Identità, sovranità e appartenenza culturale rappresentano le idee-forza della destra sovranista che si contrappone in modo perentorio all’ipotesi, vagheggiata dalla sinistra, di una società plurale e inclusiva. In questa prospettiva, assistiamo ad un salto di qualità del sovranismo che non si identifica più nella difesa dei confini ma ambisce ad una ridefinizione della composizione della comunità nazionale.

Si tratta di una visione della società e della nazione che mette in discussione il paradigma dell’integrazione affermatosi in Europa nel secondo dopoguerra. Il massimo teorico di questa torsione ideologica della destra europea è l’austriaco Martin Sellner le cui tesi hanno una capacità di attrazione che sarebbe delittuoso sottovalutare. L’idea che ogni uomo abbia diritto a restare nella propria terra d’origine, senza essere costretto ad abbandonarla, ha una forza suggestiva pari alla tesi secondo cui le orde di disperati che approdano in Occidente rappresentano la preziosa manovalanza utilizzata dalle “lobby immigrazioniste”. La remigrazione, secondo Sellner, non si identificherebbe nella deportazione perché “nella migliore delle ipotesi, il viaggio di ritorno avviene in modo volontario” benché poi non escluda che, “in caso contrario, le persone interessate devono essere senz’altro rimpatriate”.

Queste tesi, esposte in modo capziosamente garbato e suadente, tradiscono il vero obiettivo della remigrazione che è quello di “arrestare e poi invertire il processo di snaturamento o inforestierimento (Uberfremdung) della Germania”. Da un’attenta lettura del testo, risulta agevole arguire che l’elemento fondamentale della remigrazione resta quello identitario per cui siamo davanti ad una visione dell’Europa che collide con i valori della cultura occidentale. Per la destra nazionalista oggi non è più sufficiente impedire gli ingressi illegali o espellere chi non possiede i requisiti per restare. L’obiettivo dichiarato diventa la riduzione complessiva della presenza straniera attraverso programmi di ritorno nei paesi d’origine che coinvolgano anche immigrati regolari, rifugiati e, nelle formulazioni più radicali (come nel caso di AfD in Germania), persone formalmente integrate ma considerate estranee all’identità nazionale.

Tutto lascia pensare che il baricentro del dibattito politico dei prossimi anni si sposterà progressivamente su una domanda fondamentale e ineludibile: in che modo si possono governare società sempre più eterogenee e, di conseguenza, sempre più complesse. In quest’ottica, integrazione e remigrazione rappresentano i due poli di un confronto, foriero di un drammatico conflitto sociale e politico, nel quale saranno obbligate a misurarsi due visioni diverse della società, dello Stato e del futuro dell’Europa.

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