Sicurezza senza frontiere. L’asse Italia-Svizzera
Le giornate di formazione congiunta tra Canton Ticino, Lombardia e Piemonte. Un evento che ha coinvolto 70 professionisti italiani; focus sul piano di soccorso durante la tragedia della Vallemaggia
Lettura 3 min.L’unione fa la forza anche nella prevenzione e nella gestione delle emergenze oltre frontiera: anzi, viene meno proprio il discorso della frontiera, perché bisogna dare risposte rapide ed efficaci e spesso l’ispirazione viene dall’altro, che altro non è.
Una filosofia che unisce il Canton Ticino, la Lombardia e il Piemonte da tempo. Lo si è dimostrato non solo nella teoria, bensì nella pratica: scambiando informazioni, esperienze, metodo operativo che si riesce a garantire una maggiore sicurezza e un intervento più tempestivo laddove occorra in Italia e in Svizzera.
Ecco perché le giornate di formazione congiunta che si sono svolte la scorsa settimana, rappresentano un’opportunità importante e una conferma: quest’ultima, del valore di muoversi insieme e di tracciare un futuro sempre più efficiente anche da questo punto di vista. Un esempio chiave del passato è stato l’incendio di Gambarogno, che ha visto tutti mobilitati.
Risponde alle nostre domande Michele Fattorini, aggiunto capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione che è il referente per questa iniziativa.
Come nascono le Giornate di formazione congiunta per Lombardia e Ticino in questo giugno 2026? Ci può spiegare chi e come viene coinvolto?
Si tratta di un’iniziativa coordinata dal Dipartimento delle istituzioni, tramite la Sezione del militare e della protezione della popolazione, in collaborazione con la Direzione Generale Sicurezza e Protezione Civile di Milano. Queste giornate si inseriscono nel quadro della Convenzione bilaterale stipulata tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera e dei successivi protocolli d’intesa stipulati con le Prefetture di Como, Varese e Verbano Cusio Ossola, per la sponda piemontese di confine.
Con quali finalità si portano avanti simili iniziative sul fronte della sicurezza?
L’obiettivo fondamentale di queste iniziative è creare una conoscenza reciproca approfondita dei rispettivi sistemi e sviluppare una cooperazione efficace in materia di previsione e prevenzione dei rischi maggiori.
Quali sono le precedenti iniziative più significative che ci può menzionare per meglio rendere l’idea?
Mi preme sottolineare che il dialogo è molto positivo e prosegue da anni. A titolo esemplificativo, nel 2024 un contingente di futuri Comandanti di compagnia della Protezione civile ticinese si è formato a Erba nell’ambito di un confronto costruttivo con la controparte del sistema lombardo.
Qualche esempio concreto che può meglio rendere l’idea, anche in territori diversi?
In termini operativi, la collaborazione con i colleghi italiani ha trovato concreta applicazione in diverse situazioni di emergenza, tra cui la crisi dei migranti a Como nel 2016 o il vasto incendio boschivo che si è sviluppato sul Monte Gambarogno nel 2022.
Si tratta dunque di un ripetersi positivo, che crea quindi consuetudine e valore?
I contatti regolari e le giornate di formazione congiunta servono proprio a questo scopo: conoscersi, affinché la collaborazione sia più efficace nel momento del bisogno.
Quanto si sono rivelate utili queste occasioni formative per gestire le emergenze in modo più efficace nei nostri territori, a maggior ragione considerando fenomeni legati al cambiamento climatico?
La conoscenza reciproca e i contatti sul piano operativo sono elementi determinanti nell’ambito della gestione delle emergenze maggiori. Nel momento del bisogno occorre intervenire subito, valutare rischi e pericoli, definire misure concrete. Se questa azione di emergenza poggia su basi solide e su una conoscenza reciproca è tutto più semplice.
Concretamente, in che modo hanno inciso in precedenza, partendo dai singoli casi da lei menzionati?
Negli esempi citati (Como e Monte Gambarogno), i rapporti consolidati tra le autorità coinvolte hanno consentito uno scambio efficace di informazioni, competenze e risorse. Il valore strategico della cooperazione ha trovato conferma sul campo.
Quante persone e che figure coinvolgono le giornate di formazione congiunta quest’anno? Si possono dare numeri e qualche particolare sulla tipologia di formazione che viene messa in atto?
Hanno partecipato alle due giornate 70 persone tra quadri, funzionari e ufficiali della Regione Lombardia. Nell’ottica di una conoscenza maggiore e approfondita, agli enti italiani è stato presentato il piano di intervento messo in atto nella tragedia che ha colpito la Vallemaggia nel 2024.
Come mai proprio questa scelta?
Un caso che, per conformità di territorio ma anche ampiezza dell’evento, non è nuovo alla vicina Italia, ma la condivisione dell’esperienza maturata sul campo è sempre utile nell’ottica della cooperazione.
Si impara l’uno dall’altro, ad esempio una peculiarità che si è vissuta in questa tornata di formazione congiunta? Teoria e pratica sono andate di pari passo...
I partecipanti hanno potuto visitare il centro di intervento delle Ferrovie Federali Svizzere a Biasca, dove si sono confrontati con il treno di spegnimento e salvataggio, una realtà che non esiste in Italia, e il Centro d’intervento del Gottardo (CIG) ad Airolo, assistendo anche ad un’esercitazione pratica dei pompieri con simulazione di un incidente stradale in galleria.
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