Crisi internazionali, il Ticino resiste meglio del resto della Svizzera. Albertoni: «Ci protegge un’economia diversificata»

L’intervista Una riflessione sull’impatto dei fatti internazionali sull’economia ticinese e svizzera con il direttore della Camera di commercio del cantone

Lugano

Quanto è esposta la Svizzera, e i suoi Cantoni, ai fatti internazionali? L’osservatorio mensile della Camera di commercio ticinese realizzato con la collaborazione di Energytide lo svela. Ne parliamo con il direttore della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino Luca Albertoni.

Quanto è importante monitorare per le imprese ticinesi?

La situazione geopolitica mondiale e i suoi effetti, sono sotto gli occhi di tutti. Sempre più gli eventi mondiali influenzano il quotidiano delle nostre aziende e capirne gli effetti diventa un elemento strategico per le decisioni aziendali. Anticipare e interpretare quanto avviene non è sempre facile, vuoi per la complessità delle situazioni, vuoi perché le informazioni passate sui vari canali sono spesso condensate, superficiali e parziali. E le aziende hanno sempre meno bisogno di informazioni di natura prettamente commerciale, perché oggi più facilmente reperibili rispetto a qualche tempo fa, necessitando invece soprattutto di valutazioni dei rischi sistemici. Più complessi da analizzare e comprendere. Disporre di un barometro del rischio è essenziale.

Un esempio concreto?

Prendo un esempio banale, che di per sé le aziende conoscono, ma che è facilmente comprensibile. La navigabilità del Reno rappresenta un rischio perché quando si fa difficile a causa del basso livello dell’acqua, salgono i costi (ci vogliono più navi per trasportare la stessa merce) e i costi del carburante che arriva in Ticino lievitano. Si tratta ormai di un rischio sistemico e di un fattore rilevante per la determinazione delle strategie di approvvigionamento.

Dove si concentra soprattutto la pressione?

Catene di approvvigionamento, energia, i rischi dei vari paesi esposti a conflitti, l’imprevedibilità di partner sempre considerati affidabili, il nervosismo a livello politico-sociale di parecchi paesi europei, sono elementi che si accavallano e che rendono la vita difficile alle imprese, oltre che ai cittadini. Non è del resto un mistero che la grave crisi che sta attanagliando la Germania ha effetti diretti anche sull’economia ticinese, in primis per i fornitori e sub-fornitori dell’industria automobilistica, ma non solo.

Come si differenziano Ticino e Svizzera?

Il livello di rischio misurato da GeoRisk per il Ticino è leggermente inferiore rispetto alla media svizzera. Comprensibile perché nella media svizzera confluiscono molte realtà maggiormente esposte agli sviluppi internazionali. D’altra parte il dato conferma che, nonostante taluni insistano a considerare l’economia ticinese debole, la realtà è molto differente. Grazie soprattutto al tessuto economico molto diversificato, il rischio di impatti negativi è più contenuto. Altre regioni come la Svizzera orientale o l’Arco giurassiano soffrono molto più di noi. Proprio a causa della situazione tedesca, nella Svizzera orientale diverse aziende anche molto importanti hanno dovuto chiudere i battenti.

I dazi hanno scosso le aziende. Quali le imprese più toccate?

La questione ha toccato soprattutto le industrie, un po’ in tutti i settori. L’industria metallurgia, elettronica, metalmeccanica è quella che ha sofferto maggiormente. Alcune aziende sono riuscite a recuperare dopo l’annullamento parziale dei dazi e grazie alla qualità elvetica che i partner americani hanno continuato ad apprezzare. Il franco forte purtroppo non è stato di grande aiuto e costituisce tuttora un elemento che rende i nostri prodotti più cari, accrescendo le difficoltà di esportazione in un contesto sempre più concorrenziale.

Approfondiamo il tema valutario?

Il franco forte è una componente non trascurabile per il settore delle esportazioni, esposto a tante incertezze e a concorrenti sempre più agguerriti soprattutto sul fronte dei prezzi. La qualità resta un elemento spesso decisivo, anche se purtroppo non sempre. Se da un lato è positivo avere una moneta forte, espressione di una nazione solida, dall’altra è innegabile che un certo indebolimento del franco sarebbe vantaggioso. Indebolimento che negli ultimi mesi in parte c’è stato, ma i nostri prodotti restano nella gamma più alta dei prezzi.

Qual è il sentiment degli imprenditori?

Sono accomunati dall’ottimismo dato dall’incrollabile motivazione di voler lavorare bene e mantenere la qualità svizzera. Una vera e propria missione, ormai. E sono accomunati dalla preoccupazione per il pressapochismo della politica, che rischia di minare alla base molti capisaldi della struttura elvetica che, malgrado tutto, resta più che valida. Quindi ottimismo e preoccupazione si fondono, ma il saldo è positivo perché percepiamo la voglia di continuare a lottare per mantenere livelli di eccellenza.

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