Il potere curativo dei vaccini: ci salvano anche da ictus e infarti
Al congresso Simi l’allarme degli esperti: Zoster, Rsv e influenza raddoppiano i Oggi la copertura vaccinale resta al 10%: la proposta di inserire la profilassi nei rischi nei cronici piani di cura
Como
Le vaccinazioni devono essere parte integrante della prevenzione e della protezione del paziente fragile e cardiovascolare, al pari di una terapia. E’ questo il messaggio lanciato dagli esperti in occasione del 127° congresso nazionale della Simi - Società Italiana di Medicina Interna.
«La medicina interna ha in carico ogni giorno pazienti complessi e con più patologie, per i quali un’infezione evitabile può far precipitare un equilibrio fragile - sottolinea il professor Nicola Montano, presidente Simi -. Per questo la vaccinazione va inserita nel piano terapeutico e nei percorsi di dimissione, con regole chiare tra ospedale e territorio. Come Simi ci impegniamo a promuoverla tra i nostri specialisti e a chiedere alle istituzioni percorsi omogenei e accesso gratuito per chi ne ha più bisogno».
Parlando ad esempio dell’Herpes Zoster (fuoco di Sant’Antonio) è noto che il rischio di una sua riattivazione non riguarda soltanto l’età avanzata e le condizioni di immunodepressione, ma è associato anche a diverse patologie croniche, tra cui malattie cardiovascolari (con una probabilità di contrarlo superiore del 35% circa), renali, polmonari e diabete. Nel contempo, lo Zoster può determinare complicanze neurologiche e cardiovascolari nei mesi successivi all’infezione, in una sorta di rapporto bidirezionale.
«Studi mostrano un rischio di ictus circa doppio nelle prime due settimane successive all’Herpes Zoster, ancora superiore del 20% a sei mesi dall’episodio. Per l’infarto miocardico, l’aumento del rischio è particolarmente evidente nei primi tre mesi, con un incremento documentato anche nel primo mese - spiega Ivan Gentile, professore ordinario di malattie infettive all’Università degli Studi di Napoli Federico II -. Fortunatamente, coorti retrospettive dimostrano che la vaccinazione anti-Zoster riduce del -20% il rischio di ictus e infarto. Per questo in un paziente che ha avuto un evento cardiovascolare, la vaccinazione va considerata parte del percorso di cura». Eppure, in Italia, tra le persone a rischio la copertura vaccinale si ferma intorno al 10%, nonostante sia gratuita per gli over 65 e per gli over 18 appartenenti a specifiche categorie a rischio, tra cui persone con diabete, patologie cardiovascolari, Bpco o asma, immunodeficienze e insufficienza renale cronica in dialisi.
Ma non è solo il vaccino per l’Herpes Zoster ad avere effetti benefici sui soggetti fragili cronici. Una coorte autocontrollata di circa 20.000 pazienti ha evidenziato, dopo un episodio di Virus Respiratorio Sinciziale (Rsv) con ospedalizzazione, un aumento del rischio di eventi cardiovascolari maggiori, tra cui ictus, infarto e trombosi venosa profonda, particolarmente nelle prime settimane. Così come la polmonite, che è correlata a un aumento del rischio di eventi cardiovascolari per i primi due anni nei soggetti nella fascia 45-65 anni, che può protrarsi fino a 10 anni negli over 65.
«Studi dimostrano una riduzione del 20% degli eventi cardiovascolari maggiori nei soggetti con cardiopatie, Bpgo o asma vaccinati contro Rsv e una riduzione delle ospedalizzazioni per Rsv comprese fino al 75%. Un altro studio evidenzia una riduzione dell’86% delle ospedalizzazioni per altre malattie respiratorie - aggiunge il professore -. I vaccini contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV), per BPCO e antipneumococcico hanno ricadute sugli eventi cardiovascolari e sullo scompenso nel paziente fragile, ma anche in questo caso le coperture restano lontane dagli obiettivi».
Lo stesso avviene per la vaccinazione antinfluenzale, come spiega Clelia Canale, direttore della Uoc di Medicina Interna del P.O. Melito di Porto Salvo, Asp Reggio Calabria: «L’influenza inizia come infezione respiratoria ma diventa malattia sistemica capace di coinvolgere ogni organo attraverso una serie di meccanismi fisiopatologici, quali l’attivazione della risposta immunitaria in senso pro-infiammatorio, la disfunzione endoteliale, lo stato protrombotico e lo stress ossidativo fino alla possibile instabilizzazione di placche aterosclerotiche prima stabili. Questi meccanismi rendono ragione dell’eccesso di mortalità osservata in corso di epidemia influenzale non direttamente correlata alla infezione respiratoria e alle complicanze polmonari ma all’aumento di morbilità e mortalità cardiovascolare, soprattutto nei pazienti anziani e fragili».
Uno studio che ha coinvolto pazienti ricoverati per infarto miocardico acuto o sottoposti a procedure di rivascolarizzazione, ha dimostrato come la vaccinazione entro 72 ore dal ricovero sia associata a una riduzione della mortalità per tutte le cause e della mortalità cardiovascolare.
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