A San Siro con l’Inter, il Como “forza nove” può farcela davvero

Calcio. Gli azzurri in forma strepitosa e “gasati” per la storica vittoria in Champions. Domenica è sfida scudetto, guardando la classifica. Stavolta senza favoriti

«Il vero Como lo voglio vedere a San Siro», il chiaro e semplice messaggio di Cesc. Perché sì, quella contro l’Inter non sarà una partita come le altre. Lo sa Fàbregas, lo sanno i suoi giocatori, ne è consapevole tutto il mondo lariano. La partita di domani sarà un po’ come un esame di maturità e, al contempo, una perfetta istantanea di ciò che il Como è diventato in pochi anni.

Un esame di maturità, dicevamo. I motivi sono tanti e diversi tra loro. Sia per ciò che rappresenta questa singola sfida, sia per il significato che la rivalità (calcistica e non) con l’Inter ha assunto in questi anni. Un passo alla volta.

Partiamo dal presente. Quello di domenica sarà l’ultimo appuntamento di un tour de force che ha visto il Como protagonista per un mese intero. Una partita ogni tre giorni e le energie che una competizione come la Champions ti richiede, mai era capitato prima sulle sponde del lago. E alzi la mano chi di voi avrebbe immaginato di arrivarci così. Sei vittorie consecutive, imprese scritte in Europa, quarto posto in campionato a un punto dalla Roma e, soprattutto, a due punti dall’Inter. Le due squadre più forti della Serie A.

E il Como arriva a questo match nel miglior modo possibile: con i suoi uomini più in forma, con l’entusiasmo di una notte storica in Europa, con una consapevolezza mai così matura del proprio valore e delle proprie possibilità. Facendo un veloce calcolo, il risultato è automatico: un successo a San Siro significherebbe sorpasso sui nerazzurri. Non solo, darebbe ancor più colore e concretezza a quella parola che ancora tanti hanno legittimamente paura a pronunciare: scudetto. Tornare con tre punti da Milano, darebbe a quel sogno all’apparenza irrealizzabile i tratti della realtà. D’altronde, a Como alle sorprese ormai ci si è quasi abituati.

Quei precedenti che bruciano

E poi, spostando lo sguardo dal presente al recente passato, il confronto con l’Inter si è colorato di tanti altri significati che, visti uno a uno, ci aiutano a capire il perché si tratti di un esame di maturità. Primo aspetto, i risultati. Il Como dal suo ritorno in Serie A non è mai riuscito a battere i nerazzurri.

Nella stagione 2024/25, doppio 2-0 per l’Inter. Era ancora la squadra di Simone Inzaghi. Dopo la gara di andata, Cesc aveva raccontato di aver trascorso venti minuti nell’ufficio dell’allenatore per confrontarsi su idee, impostazioni tattiche e filosofie. Un’immagine della stima reciproca tra i due colleghi. Non un caso che lo spagnolo sia andato a ristudiare l’Inter di quel campionato prima della sfida di qualche settimana fa contro la Roma di Gasperini.

Arriviamo allo scorso anno. Quattro partite. Ognuna con una ferita aperta lasciata in eredità. All’andata in campionato, 4-0 per la squadra di Chivu: una delle sconfitte più pesanti dell’era Fàbregas a livello di risultato. Non di gioco: «Calcisticamente non ho visto una grandissima differenza tra le due squadre. Abbiamo perso contro un’avversaria fortissima, posso anche giocare 6-3-1 e perdere ma preferisco perdere giocando così».

Al ritorno, il 4-3 al Sinigaglia, con la rimonta subita, dopo una partita a tratti dominata.

La rimonta più dolorosa, però, è quella del 21 aprile successivo, giorno del ritorno di Coppa Italia. La finale era a un passo: 0-0 all’andata, 2-1 a San Siro fino al minuto 86. Un gol sbagliato da Diao e poi in tre minuti il 3-2 nerazzurro. Un sogno sfumato. E quella costante sensazione provata dopo ogni sfida con i nerazzurri, che univa una bellissima magia a una fredda disillusione. Un confronto alla pari, un’identità sempre rispettata e mai tradita, una vittoria sfiorata e poi svanita per pochi e sottili dettagli.

Ecco perché, ancor di più rispetto ad altre partite e avversarie, quella contro l’Inter è un vero e proprio esame di maturità. Ecco perché una vittoria contro i nerazzurri a San Siro rappresenterebbe un ulteriore e importante step di questo Como. Una nuova conquista in termini di fiducia e consapevolezza del processo di crescita che coinvolge la squadra di Cesc.

Obiettivo sorpasso

Ed è dalla fiducia e dalla consapevolezza già costruite che si deve partire domenica. Fino a pochi anni fa «il sogno era fare un’amichevole contro l’Inter» e a Mozzate «non c’erano i campi per allenarci e il ristorante». Oggi si parte per San Siro con l’obiettivo di affrontare i nerazzurri per vincere e superarli in classifica.

E chissà, magari continuare a coltivare e a colorare di realtà, partita dopo partita, quella parola che viene ripetuta sottovoce: scudetto. Una nuova pagina da scrivere alla Scala del calcio.

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