«Cantù: gioca, vinci e fammi divertire. Allievi il collante»

L’intervista ad Antonio Biella, sponsor e consigliere d’amministrazione: «Mi sembra di essere tornato all’era Corrado&Arrigoni, e non mi dispiace»

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Istruzioni per l’uso. Prendete nota di un paio di parole. Acqua, ça va sans dire, e ponte (al singolare e plurale). Si ripeteranno in questa chiacchierata con Antonio Biella, direttore generale di Acqua S.Bernardo, main sponsor di Pallacanestro Cantù e consigliere d’amministrazione dello stesso club.

Mai banale, l’imprenditore comasco, una volta di più, conferma l’amore nei confronti di società e squadra, un attaccamento invidiabile e il coraggio di dire le cose che pensa.

Cominciamo con il dare i numeri?

Ok.

Siamo arrivati alla stagione numero?

Nove. Ne è passata di acqua sotto i ponti...

Un anno - tra l’altro - non banale, quello del novantesimo di Pallacanestro Cantù...

Anche del centenario dell’Acqua S.Bernardo. Nove, novanta e cento: segnatevi i numeri di questa stagione.

Tanta acqua sotto i ponti e tanta gente passata. Anche quest’anno una maxi rivoluzione...

Ormai ci siamo abituati, nel basket mi sembra condizione comune a tante.

Cozza, però, con il fatto che lei tenda ad affezionarsi ai protagonisti.

In tutta sincerità, mi sarei aspettato in questi anni un po’ più di continuità con gli allenatori. Invece...

Come approccia la nuova avventura?

Sono molto fiducioso, com’è nel mio carattere. E con grande gioia, pensando all’Arena. Avrei una cosa particolare da raccontare.

Faccia pure, siamo tutte orecchie...

È tornata mia figlia da Boston, dove è stata a studiare, e dove ha avuto modo di vedere lo stadio del baseball e il palazzo dei Celtics. Andando a mangiare la pizza, siamo passati da corso Europa e dal cantiere dell’Arena. Sapete che mi ha detto?

No.

Che bella. Ed è la testimonianza di una giovane che ha avuto la possibilità di uscire da Cantù e vedere altra roba in giro. Merito di Andrea (Mauri, ndr), Antonio (Munafò, ndr) e gli altri. Gran bel lavoro. Tanto bello da farci dire: “Wow”.

Tra l’altro ci risulta che, di recentissimo, lei sia stato a visitarla con Roberto Allievi.

Bellissima. È il futuro. Magnifico il pavillon, un po’ più di paura mi mette la partenza dell’Arena a febbraio. Non sono del settore, ma se fosse una casa mi metterei le mani nei capelli a pensare a tutto quello che va fatto, anche in tema banalmente di fili e prese, in questi pochi mesi.

Un sogno che si avvera.

Per me di sicuro. Il sogno di chi ci credeva. Mauri, Paparelli, Munafò. Autentici visionari. Io ho sempre avuto più dubbi di loro. Non li ho mai espressi, ma è stato così. Però ho fatto un tifo da pazzi e loro sono stati grandi.

Che effetto le ha fatto, entrando al pavillon, vedere tutto quel bianco e blu che quest’anno ha colorato anche le maglie da gioco, ormai abituate al vostro bianco e verde?

Per S.Bernardo, in quanto tale, un’impressione meno piacevole. Ho scelto di accettare dopo la proposta di Mauri che ha raccolto dal gruppo della nuova media house la sollecitazione al ritorno in biancoblù. Colori iconici, un’immagine del brand che ci sta. Capisco benissimo, anche se siamo in presenza di un falso storico, perché anche nel passato - spesso e volentieri - Pallacanestro Cantù ha adottato altri colori. Una rinuncia che Acqua S.Bernardo fa però volentieri.

Pensa alla squadra e dice?

Per uno come me, cresciuto a pane e... Arrigoni, non è male tornare ai canoni dell’era Corrado. Oggi come allora il gruppo è stato costruito su pilastri ben precisi, poggiando tanto sugli americani. Niente rookie e parecchia esperienza: magari non pescheremo il giovane sorpresa del campionato, ma sembra che ci sia molta solidità. Sono stati usati gli strumenti giusti.

Soddisfatto, quindi?

Contento che sia stato confermato il nostro capitano Riccardo Moraschini e, insieme a lui, Leonardo Okeke. Potranno garantire continuità.

All’opera non l’ha ancora vista, però?

No, le ho saltate tutte, comprese quelle in Valtellina. Lavoravo.

Vivere in prima fila la stagione del novantesimo che effetto fa?

Ribadito che per me è molto bello, importante e significativo che Pallacanestro Cantù e Acqua S. Bernardo possano festeggiare insieme i rispettivi prestigiosi traguardi, credo che nella storia del club una zampina della nostra azienda possa esserci stata. Con la soddisfazione della Coppa Italia, della promozione in A e del mantenimento della categoria senza dimenticare, ovviamente, le delusioni della retrocessione e delle mancate risalite. Però con orgoglio possiamo dire che un decimo del glorioso cammino della società l’abbiamo percorso in coppia.

Felice, anche se pare pleonastico chiederglielo, che alla guida ci sia sempre Roberto Allievi?

Lui è la congiunzione tra passato, presente e futuro. Un ponte romano, di quelli che resistono alle alluvioni senza scalfirsi. Restando in piedi. Il collante tra le tante anime dentro la società, che Roberto sa tenere bene insieme.

Ci scusi l’impertinenza: lei sta affrontando la stagione con contratto in scadenza (e fa anche rima...)? Non è preoccupato?

L’anno prossimo mi ritiro.

Cosa? Non ci starà dando la notizia clamorosa e in esclusiva?

No, dai, scherzo. Però...

Però cosa?

Ribadisco concetti noti. S.Bernardo e il sottoscritto ci saranno fino a quando Pallacanestro Cantù avrà bisogno di noi. Se, pur tuttavia, nell’ottica di ampliamento, anche a livello internazionale, che la società è intenzionata a darsi nel breve (per via delle scelte di Joe Rizzello e del suo gruppo), dovesse spuntare qualcuno con una proposta superiore alla nostra, siamo pronti a farci da parte. Sempre e soltanto per amore della società.

Ipotesi percorribile e/o all’orizzonte?

Naturale che noi si voglia andare il più avanti possibile, ma tutti i percorsi prima o poi finiscono. Io spero sempre poi. Se alla nostra amata si affiancasse un potenziale fidanzato più facoltoso di noi, saremmo i primi a comprendere la decisione.

Cosa si sente di chiedere al prossimo campionato?

Di divertirmi. Giocare e vincere. Salvandomi un po’ prima dell’anno scorso. Negli ultimi anni non è mai retrocessa la squadra con il budget più scarso, ma chi ha investito male e s’è mosso peggio.

Che elementi ha per essere fiducioso?

Che potremo contare sul lavoro di due grandi professionisti: Simone Giofré e Frank Vitucci. Il general manager me lo ricordo bene addirittura da quando lavorava già per Cantù, l’allenatore ancora non lo conosco, magari a breve succederà e magari mangeremo pure una pizza insieme, ma per lui parla il curriculum.

Quanto bello sarà cominciare a Desio e finire a Cantù?

Ci terrei che la squadra restasse fuori da questi discorsi. Già è bellissimo per loro poter contare su una palestra come quella che ho già calpestato. È a Cantù e devono essere orgogliosi, perché non so quante altre squadre, Milano e Bologna comprese, possano avere questo privilegio. Loro abbiano più pensieri rivolti alle palle importanti, indipendentemente da dove si giochi.

Sarà partner di quante altre società di basket?

Udine, Tortona e Virtus Bologna in A. Poi, per l’amicizia con il grande Piccoli, Livorno, Montecatini e a uno come Lupo Rossini, che da bambino mi ha fatto sognare, non ho saputo dire di no per la sua Jesi.

Tante...

D’altronde, se l’acqua è leggera ti fa saltare di più.

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