Cantù, la paura non fa 90: compleanno e Arena, stagione speciale

La storia Celebriamo l’anniversario della nascita del club, ripercorrendo la lunga storia iniziata negli anni ’30. Un amarcord per lanciare la nuova avventura sportiva ricca di aspettative e con un appuntamento tanto atteso

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Cantù

Raccontare 90 anni di storia di Pallacanestro Cantù è un’operazione quasi impossibile. Troppo importanti sono stati i risultati. Troppo forti sono stati i protagonisti. Troppo netti gli alti e bassi che ha dovuto affrontare il club, soprattutto nelle ultime decadi. Eppure, in occasione di questo anniversario, era impensabile far finta di nulla. Abbiamo deciso dunque di celebrarlo ripercorrendo le tappe principali che hanno segnato la lunga storia della società brianzola, in vista di una stagione sportiva che, comunque andrà, verrà comunque ricordata negli annali.

Gli inizi

Il 1936 è stato un anno importante per il mondo dello sport. In occasione delle Olimpiadi di Berlino, quelle di Hitler e Jessie Owens per intenderci, la pallacanestro fece la sua prima apparizione nella manifestazione, quarantacinque anni dopo l’intuizione di James Naismith, il professore di ginnastica americano riconosciuto come il primo inventore del gioco.

Fu un successo, perché la rassegna dei cinque cerchi contribuì a dare ampio risalto a questa nuova attività, che iniziò a riscuotere i primi entusiasmi anche in Brianza, dove i giovani di allora iniziarono a riunirsi per praticarla. A Cantù, la miccia fu accesa da Angiolino Polli e Mario Broggi i quali, folgorati dalla bellezza del gioco, ebbero l’idea di provare a comporre una squadra. I primi componenti di quella che sarebbe diventata la Pallacanestro Cantù erano, oltre ai due già citati, Attilio Molteni, Peppino Borghi, Alberto Broggi, Vittorio Sgariboldi, Nene Marchi e Peppino Colombo.

Ma va sottolineato un aspetto, perché quella che oggi chiamiamo Pallacanestro Cantù, agli inizi della sua storia prendeva il nome di OND, ossia “Opera Nazionale Dopolavoro Cantù”, primo marchio apparso sulle divise da gioco. La squadra conosce in questo periodo le prime figure di presidente, anche se non ufficialmente, prima con Arturo Molteni e poi con Augusto Paltrinieri. L’OND ottiene diversi successi a carattere provinciale e, a inizio 1942, la formazione si fa conoscere in tutta Italia grazie alle ottime prestazioni offerte nella coppa Bruno Mussolini, sotto la guida di Luigi Cicoria, a tutti gli effetti primo allenatore dei biancoblù.

La prima struttura societaria

Il periodo tra il 1945 e il 1946 è stato uno spartiacque sia per la fine del conflitto mondiale sia per la rinascita stabile del movimento cestistico canturino. La squadra assume per la prima volta una denominazione ufficiale: mentre prima la si identificava come OND Cantù, ora si parladi Associazione Pallacanestro Cantù, con Luigi Molteni primo presidente ufficiale. In città vengono costruiti sei campi e in generale tutta la struttura societaria conosce una rapida crescita.

Nel 1948-49 la Pallacanestro Cantù disputa la prima stagione in serie C. Poi, il passaggio in serie B nel 1953 e, l’anno successivo, la conquista, per la prima volta, della serie A. La stagione 1954-55 termina con una retrocessione, a cui segue però un’immediata promozione l’anno successivo. In quel periodo si ritirano dall’attività i fratelli Mario e Alfredo Broggi e Cantù basa le sue fortune su Lino Cappelletti, primo biancoblù convocato in nazionale.

Con la riconquista della massima serie nel 1956 si apre per il basket canturino una nuova era: entra infatti in società la famiglia Casella, che porta con sé un dipendente dell’azienda di acque minerali e bibite, Aldo Allievi. Insieme a loro arriva un nuovo sponsor: l’Oransoda. L’allenatore di allora invece era zaratino Isidor Marsan.

Gli anni Sessanta: il primo scudetto

Alla fine degli anni Cinquanta, la famiglia Casella, e in particolare il Commendator Ettore, decide di cambiare ancora sponsor, dato che il marchio Oransoda era diventato sponsor della Virtus Bologna. Si optò dunque per Fonte Levissima, altro prodotto dell’azienda dei Casella. Era quello un periodo di grandi cambiamenti, con l’idea di iniziare un nuovo importante ciclo nella storia della pallacanestro. In panchina venne scelto un venticinquenne universitario, Gianni Corsolini, che contribuì allo sviluppo della cosiddetta “scuola canturina”, un decisivo passo in avanti verso il basket modernamente inteso, poi riconosciuto a livello generale dai vertici della pallacanestro.

In quel periodo si registrava il ritiro di Lino Cappelletti e il debutto di un giovanissimo Carlo “Charlie” Recalcati, in arrivo dal Simmenthal Milano, mentre dall’altra parte del mondo negli Stati Uniti, Wilt Chamberlain riusciva a segnare 100 punti in un’unica partita con Philadelphia.

A Cantù stava iniziando a formarsi il famoso “muro”, tridente composto da Bob Burgess, Alberto De Simone e Alberto Merlati. Un asset che porta in Brianza il primo storico scudetto. Stagione 1967-1968: la squadra è allenata da Borislav Stanković. Sulle maglie intanto era ricomparso il marchio Oransoda. Nell’anno in cui la società viene colpita dal lutto del Commendator Ettore Casella, si compie l’impresa di vincere sia il titolo di serie A, sia quello juniores nella stessa stagione, quest’ultimo grazie a un giovane emergente di nome Pierluigi Marzorati. Non va dimenticato infatti che, sempre in quello stesso anno, a Cantù si decide di prendere esempio dal modello americano con la creazione di un college, struttura in grado di ospitare ragazzi di talento e farli crescere. Con il tricolore sul petto e i suoi 36mila abitanti, Cantù diventava la città più piccola ad aver vinto uno scudetto, dopo quelli di Milano, Roma, Trieste, Venezia, Bologna e Varese.

Sul tetto del mondo

Gli anni Settanta e Ottanta hanno segnato l’epopea del basket a Cantù grazie al sodalizio tra Aldo Allievi e Arnaldo Taurisano, ma soprattutto all’esplosione di Pierluigi Marzorati.

Sotto il segno del nuovo marchio Forst, la compagine brianzola inizia a prevalere ai massimi livelli sia in Italia che in Europa. Cantù conquista due volte la Coppa Korać (1973 e 1974) e, nella stagione 1974-75 arriva anche il secondo scudetto, ottenuto nel nuovo palasport costruito su una collina di Cucciago: il Pianella. Il clamoroso gruppo squadra di quegli anni porterà poi la piccola Cantù sul tetto del mondo, dopo il successo in Coppa Intercontinentale ai danni del grande Real Madrid.

Il 1976-77 è la stagione della prima Coppa delle Coppe, che rimane a Cantù anche i due anni successivi, con il nuovo sponsor Gabetti. È un periodo magico per la squadra, che inanella una serie di trionfi in Europa e diventa una delle formazioni più temute ed ammirate di tutto il continente. Anni ricchi di successi, accompagnati dallo sponsor Squibb, che culminano nello scudetto 1980-81 e nel nuovo trionfo in Coppa delle Coppe. In panchina siede Valerio Bianchini, mentre in campo, oltre al capitano Marzorati e agli americani Bruce Flowers e Tom Boswell, esalta il pubblico brianzolo il nuovo talento scoperto da Cantù: il bomber di Rovagnate Antonello Riva.

Ma le soddisfazioni più grandi la Pallacanestro Cantù se le toglie, ancora una volta, in ambito continentale. A Colonia, nella primavera del 1982, Cantù sfida il Maccabi Tel Aviv, simbolo di un’intera nazione, e lo sconfigge per 86 ad 80, salendo sul trono d’Europa.

Il trionfo più sentito dai tifosi arriva l’anno successivo: la Ford Cantù di Giancarlo Primo batte a Grenoble i rivali storici del Billy Milano per 69-68 e si riconferma regina d’Europa. Nella memoria della Pallacanestro Cantù restano anche i nomi dei due statunitensi di quell’anno: Jim Brewer e Wallace Bryant.

Gli anni Novanta

Per tornare a sollevare una Coppa bisogna attendere sino alla stagione 1990-1991, quando, con Fabrizio Frates in panchina e Pace Mannion in campo, Cantù conquista la Coppa Korać battendo nella doppia finale il Real Madrid, ultimo successo della leggenda Pierluigi Marzorati che alza il trofeo da capitano a quasi 39 anni.

Nella stagione 1993-94 la squadra retrocede in serie A2, ma l’annata si ricorda soprattutto per l’addio al basket, dopo 40 anni di esperienza al vertice, della famiglia Allievi, che cede la proprietà a Franco Polti. Dopo due anni di purgatorio nella seconda categoria, Cantù riconquista a suon di vittorie la serie A al termine della stagione 1995-1996.

Il nuovo secolo e l’era Corrado

Nella stagione 1999-2000 si registra un nuovo cambio di proprietà: Francesco Corrado acquista la società evitando che Cantù perda la pallacanestro e si assume il compito di riportare la città brianzola ai massimi livelli del basket tricolore. In quell’anno una tragedia colpisce il club: Enrico Ravaglia, ventitreenne di belle speranze che stava rinascendo in maglia biancoblù dopo stagioni rovinate da un brutto infortunio, muore in un incidente stradale. La squadra di Franco Ciani reagisce sul campo, conquistando la salvezza anche grazie all’apporto di Antonello Riva, che diventa il miglior marcatore del campionato italiano.

Il 2000-01 inizia con una serie di sconfitte che portano all’esonero di Ciani e alla promozione di Stefano Sacripanti, allenatore cresciuto nel settore giovanile canturino, già vincitore di tre titoli giovanili. La squadra, sponsorizzata dalla Poliform, raggiunge un’insperata salvezza.

L’anno successivo, approfittando del cambio dei regolamenti, Cantù punta su un folto gruppo di americani e ritorna nelle alte sfere della pallacanestro italiana, ottenendo la quarta posizione in campionato valida per un posto in Eurolega. Corrado è però costretto a rinunciare all’Europa per mantenere quello spettacolare gruppo di americani che aveva fatto innamorare il Pianella, convertitosi nell’occasione in Palaoregon.

Nella stagione successiva i biancoblù conquistano la finale di Coppa Italia, perdendo solo in volata contro la Benetton. La rivincita arriva il 27 settembre 2003: Cantù sconfigge a Treviso i padroni di casa della Benetton e si aggiudica la sua prima Supercoppa italiana, riportando un trofeo in Brianza dodici anni dopo la Coppa Korać. Nel 2007 Francesco Corrado diventa Presidente della Lega Basket. A capo della Pallacanestro Cantù viene nominato il figlio Alessandro, che diventa il settimo presidente della storia biancoblù. Un cambio avviene anche in panchina. Dopo sei anni da capo allenatore Sacripanti lascia la panchina brianzola e passa a Pesaro. Il suo posto viene preso dal coach imolese Luca Dalmonte.

Gli anni recenti

Nell’estate 2008 la Pallacanestro Cantù cambia nuovamente proprietà, pur mantenendo Corrado come Presidente. Il gruppo NGC, di proprietà della famiglia Cremascoli, diventa socio di maggioranza, con l’obiettivo di tornare a scrivere pagine di successi.

E i risultati arrivano sotto il nome del nuovo coach Andrea Trinchieri, il quale porta la squadra a raggiungere sia la finale di Coppa Italia, sia, dopo 30 anni di assenza, la finale scudetto. In entrambi i casi i Cantù, sotto il marchio Bennet, si arrende alla Montepaschi Siena, ma questi risultati riportarono i brianzoli ai massimi livelli in Italia e in Europa, acquisendo il diritto di giocare l’Eurolega a distanza di 18 anni dall’ultima apparizione.

Nel settembre del 2011 si registra un cambiamento ai vertici societari: numero uno della società diviene Anna Cremascoli, prima donna presidente non solo della Pallacanestro Cantù, ma dell’intero basket italiano di serie A. I risultati saranno esaltanti, soprattutto in Europa. All’inizio della stagione 2016-17, un altro cambiamento: la presidenza passa nelle mani di Irina Gerasimenko, moglie di Dmitrij Gerasimenko. Una parentesi infelice, dato che l’anno successivo Gerasimenko si ritrovò in difficili situazioni finanziarie, annunciando di cedere a costo zero la squadra, che scelse come main sponsor l’attuale Acqua S.Bernardo: il cambio determinò anche l’adozione dei colori bianco e verde.

Nel 2019, dopo una lunga ed estenuante trattativa, il proprietario Dmitrij Gerasimenko decide finalmente di cedere la società e pertanto, al termine di una giornata convulsa e piena di colpi di scena, alle ore 22, presso lo Studio del Notaio Manfredi di Cantù, avviene la cessione delle azioni della Pallacanestro Cantù. che diventa così di proprietà della società Tutti Insieme Cantù. La stagione 2019-20 inizia con la nomina a Presidente di Davide Marson, il quale viene succeduto l’anno successivo da Roberto Allievi, figlio di Aldo, che tutt’oggi ricopre la carica. Nel 2024 finisce la gestione Tic: il nuovo assetto societario oggi è composto per il 40% da Cantù Next, 40% da Cantù Sports Holding e il restante 20% da Tutti insieme Cantù.

Cantù oggi

Dopo annate di delusioni in A2, la stagione 2024-25 è quella buona per il ritorno nella massima serie sotto la guida di coach Nicola Brienza.

Oggi in panchina invece siede Frank Vitucci, e Cantù festeggia i suoi 90 anni. Con una Nuova Arena da vivere. Con una storia alle spalle che parla da sola per lei. Mettiamoci comodi, perché ci sono nuovi capitoli da scrivere.

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