Effetto Arena, quanti abbonati a Cantù: il più giovane ha 7 anni, il più anziano 88
Tifosi Il richiamo del nuovo palazzetto in chiave futura un elemento che ha fatto lievitare le tessere a 3.114. Solo venti in meno del record ottenuto nell’era Cremascoli nel 2014, la cifra più alta per l’attuale società
Lettura 2 min.Cantù
L’abbonato più giovane ha 7 anni, il più anziano 88. Non sono che due su 3.114, ossia la quota con cui ha chiuso formalmente la campagna abbonamenti “XCantù”, lanciata lo scorso luglio da Pallacanestro Cantù. Un numero-record per questa società – il dato più alto è del 2014/15 con 3.154 abbonati, in era Cremascoli – ma che certifica un altro passo in avanti dopo i 3.038 della scorsa stagione. Dal primo anno di A2 a oggi gli abbonati sono quasi triplicati, dai 1.207 del 2021/22 (l’anno prima non ci fu campagna abbonamenti a causa del Covid) ai 3.114 di oggi. Chiaro, è tutto un altro contesto: ci sono i fattori serie A e la prospettiva di accaparrarsi un posto garantito nella nuova arena, stando alle previsioni del club a febbraio. Del resto, era noto a tutti i potenziali abbonati: a un posto nel palasport di Desio, corrisponde un posto equivalente in arena, quando sarà ultimata.
Va comunque sottolineato il ritorno di fiamma del pubblico canturino, come non accadeva dall’ultima stagione targata Anna Cremascoli. Oltre tremila abbonati, per una città dal bacino molto contenuto come Cantù, sono una fetta non trascurabile. Gli anni bui sono quelli della presidenza Gerasimenko, del covid e della A2. Il punto più basso nel 2017/18, quando gli abbonati furono 631: ci fu un aumento indiscriminato dei prezzi, quasi un affronto da parte di patron Gerasimenko. E i tifosi risposero “picche”.
Numeri
Numeri che triplicarono facilmente (1.832) nel 2018/19, l’annata in cui Cantù rischiò di sparire dai radar del basket, dopo il disimpegno di Gerasimenko. Ancora un incremento di abbonati nel 2019/20 (2.027), fino allo zero della stagione successiva, caratterizzata dalla pandemia e, sportivamente parlando, dalla retrocessione in A2. Al piano inferiore, si ripartì in fretta e furia a settembre con tanta amarezza da una “fan base” di 1.270 tesserati e da lì in poi andò sempre meglio. Nel primo anno di coach Meo Sacchetti (2022/23) si toccò quota 1.407, in quello di Devis Cagnardi (2023/24) 1.786, nell’anno di Nicola Brienza e della promozione, Cantù è tornata a superare quota 2 mila abbonati, 2.024 per la precisione. Fino agli oltre 3 mila delle ultime due annate, un dato che non è sfuggito alla società, come sottolinea il vicepresidente Sergio Paparelli: «E potrebbero arrivarne altri: la campagna è chiusa, ma se una persona vuole abbonarsi e si presenta in sede, l’abbonamento possiamo ancora farlo. Immagino che l’incremento dei numeri sia dovuto all’attaccamento alla maglia dei nostri tifosi e alla possibilità di avere un posto in arena».
Palazzo
Il nuovo palazzetto è trainante: «Conosco molta gente che mi ha promesso che sarebbe tornata ad abbonarsi solo quando saremmo tornati a casa nostra. Ecco, ormai ci siamo». I numeri in crescita, per il dirigente, sono anche un attestato di stima alla società: «La gente aveva perso fiducia nel club durante gli anni di Gerasimenko, ora invece ha capito che la nostra è una società solida e seria. E che – dice lanciando una frecciatina a verso Cremona e Brescia – non venderà mai il titolo sportivo al miglior offerente...».
Ora non resta che far infiammare questi abbonati e chi deciderà di assistere alle partite acquistando il biglietto: «Ci sono giocatori che devono dare molto di più e si è visto anche contro Venezia. Un paio di americani hanno toppato, anche Okeke poteva far meglio. Ma abbiamo fiducia in tutti: prepariamoci bene per la sfida contro Udine di lunedì, per noi già importantissima. Serve molta più verve e cattiveria. La società e i tifosi vogliono vedere una squadra che si sacrifica fino alla fine».
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