«I miei 36 anni alla Moltrasio: è stato un sogno, ora lascio»
Uno dei presidenti più longevi dello sport comasco: «Insieme al paese abbiamo costruito qualcosa di grande». «A forza di sacrifici siamo arrivati alle Olimpiadi. Che dolore la scomparsa di Pippo Mondelli e Tullio Monzino»
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A come acqua. B come batticuore. C come Canottieri (Moltrasio), D come Donegana. Potremmo andare avanti fino alla Z, ben sapendo chi c’è alla lettera F, ovvero Filippo e con Filippo intendiamo il grande Filippo. Cioè Mondelli.
Ma alla F ci verrebbe in soccorso anche la parola che da il “la” a tutto questo. È il termine “fulmine”, perché è di ciò che si tratta in un’estate che ne ha regalati pochi.
Quello che si è abbattuto sull’incantevole borgo del lago è il più classico dei fulmini a ciel sereno: dopo 36 anni di presidenza (sì, non c’è l’errore, sono 36), e a due dal termine dell mandato, Alessandro Donegana, il più longevo dei presidenti, ha rassegnato le dimissioni. Di fatto fanno decadere l’intero consiglio. Sarà l’incipit di un racconto affascinante. Con tanti momenti di gloria e alcuni di dolori terribili.
Presidente, perché?
Era da un po’ che ci pensavo, a qualcuno lo avevo pure anticipato. Non è un mistero che l’ambiente in consiglio non fosse più quello degli inizi. Un paio di fuoriuscite, di Fiorella Porro e Marco Rimoldi, me lo stavano a confermare. Legittimo che in una parte del direttivo ci sia la voglia di cambiare, anche perché ci sono tanti giovani che possono prendere in mano la situazione, portare nuove idee, stimolare il lavoro e continuare nel solco di quanto fatto.
Non teme, al contrario, l’avvio di un cammino di discontinuità?
Non sta a me prevedere o dire cosa sarà adesso. La cosa che non ammetterei, però, è il classico colpo di spugna, smettendo di parlare del passato. Sono stato sempre molto aperto ai cambiamenti e ai suggerimenti, ma ho altrettanto ho cercato di non dimenticare di quanto siamo riusciti a fare.
In 36 anni di presidenza più altri 10 di consiglio, pur tuttavia, dovrà ammettere che lo cose sono mutate...
Eccome. Dagli anni 80 la Canottieri Moltrasio è cambiata in tutti i sensi: sportivo, innanzitutto, ma anche nello stabile vero e proprio e nelle persone. Trasformazioni importanti, che hanno segnato un’epoca e lasciato il segno, grazie anche agli ottimi rapporti con l’amministrazione comunale e con gli stessi cittadini di Moltrasio che, quando sono stati chiamati in causa, hanno avuto la forza e la voglia di raccogliere 100 milioni delle vecchie lire, segno di vicinanza alla società. Tutto il paese ci ha creduto e chi ha dato ritengo possa sentirsi soddisfatto dei risultati ottenuti.
Conscio di essere riuscito in tutti questi anni ad aver portato, a colpi di remi, un paese in cima al mondo prima ancora dell’avvento di Como Lake?
Altroché. Grazie al lavoro di squadra. Già nel 1992, Carlino Del Piccolo allenatore, un Alessandro Donegana, che non sono io, con il bronzo da capovoga ai Mondiali Under 19 di Montreal ha segnato la via.
Una via che poi non avete più smesso di seguire...
Sono le persone che fanno le cose e scrivono le storie. Dovessi ringraziare qualcuno - oltre ovviamente ai consiglieri e agli allenatori - Carlo Del Piccolo prima e Alberto Tabacco poi sono quelli che hanno dato l’impronta, facendoci fare il salto di qualità. Mal contati, dal 2003 in avanti, abbiamo vinto 51 titoli italiani e portato 35/40 atleti in maglia azzurra.
Ma vogliamo dimenticarci dei titoli di Campioni del Mondo e d’Europa assoluti, Under 23, Juniores, e pararowing?
No, la lista è lunghissima. Lo testimonia la nostra carta intestata con tutti e diciassette gli allori. E io, con grande orgoglio, ci metto pure il successo nel medagliere del Festival dei Giovani del 2016 e del 2018.
Del medagliere?
Sì, perché una volta compreso che le piccole realtà come le nostre mai potessero competere contro gli squadroni e i numeri dei grandi club, lottai per far passare la regola che considerasse la proporzione tra i risultati ottenuti e il numero di partecipanti per società. È così che sotto la guida di Davide Tabacco, figlio di Alberto, riuscimmo a imporci in due occasioni, gettando le basi per i grandi risultati giovanili e assoluti degli anni successivi.
Soddisfazioni uniche. Ma quale è stato il segreto di una Canottieri così importante e per tanti anni?
La società che ho preso in mano negli anni 80/90 viveva del contributo di benefattori e delle entrate dei pochi soci. Alla luce anche dell’età di chi donava, era fondamentale pensare ad altro. Serviva inventarsi qualcosa, non che dovessimo diventare improvvisamente dei manager dello sport, ma c’era bisogno di muoversi.
E come?
Diventare una sorta d’imprenditore sportivo. Non legandosi in toto a sponsor, che poi magari dettavano la linea, ma trovando una formula per stare in piedi da soli. Rischiando. Sì, se “imprendi” rischi. I primi passi sono stati quelli di inventarci i pontili di ormeggio. Primo pezzo negli anni 90, correndo come detto dei rischi, perché di soldi non ce n’erano.
Idea geniale.
Siamo stati tra i primi a vedere il lago come una risorsa. E lo abbiamo fatto, se ci pensate, contro la nostra stessa natura, perché stavamo agevolando l’attività a chi poi, navigando, avrebbe limitato e non poco la nostra attività sportiva. Ma, d’altronde, a un certo punto ho pensato: se non lo facciamo noi, arriverà presto qualcun altro. E allora, ecco la seconda e la terza tranche di pontili.
Non è stata l’unica pensata...
Infatti. Contemporaneamente abbiamo avuto l’intuizione di trasformare il bar, che aveva passato qualche travaglio nelle gestioni anche perché più di tanto i nostri numeri non potevano garantire, in qualcosa di diverso. Ci aveva pensato Mario Rossi, penultimo gestore, che aveva cominciato a piazzare qua e là anche qualche piatto, prima di gastronomia e poi chiedendo uno spazio per la cucina. Il salto definitivo 12 anni fa quando un altro Rossi, stavolta Alessio, dopo 20 anni di Villa d’Este e 9 di Splendid a Lugano, ha deciso di portare sul lago, qui alla Moltrasio, il background di conoscenze, investendo sulla bellezza e la qualità.
Formula vincente...
Talmente tanto, che è da anni che mi spendo con i miei colleghi e con le società rivierasche più piccole, perché seguano l’esempio e trasformino i loro bellissimi spazi in strutture per tutti.
Il vostro segreto sportivo?
Ai giorni nostri, spartizione del merito tra il consiglio e Alberto Tabacco, l’allenatore che tutti vorrebbero. Mai in mostra, ha sempre cercato di tirar fuori il meglio dagli atleti. Alcuni l’hanno capito e se ce l’hanno fatta è grazie a lui.
Proviamo a focalizzare un po’ di eventi top della gloria moltrasina.
Il primo titolo mondiale U19 di Guglielmo Carcano a Londra 2011. Guardando e abbracciando il presidente federale Chicco Gandola, con il quale ero stato consigliere nazionale dal 2000 al 2004,gli ho chiesto: «E adesso cosa facciamo?». E sono andato avanti.
Per arrivare a?
Alla vittoria di Filippo Mondelli nel 2018 al Mondiale assoluto. C’eravamo inventati una manifestazione alla Lario per remare fuori dall’acqua. Giocavo fuori casa, in un ambiente non mio, ma non potevo non andare al maxischermo e impazzire di gioia.
Poi?
La partecipazione olimpica della Moltrasio a Parigi 2024. Per la prima volta nella storia con due atleti: Davide Comini ed Elisa Mondelli. Grande soddisfazione.
Ci abbiamo girato attorno, ma è arrivato il momento: Filippo Mondelli.
2021, l’anno più terribile della nostra storia. Sono scomparsi Pippo e Tullio Monzino. Monzino l’ultimo dei nostri benefattori, industriale di valore e uno di quelli che per anni ci ha dato. Con il cuore e senza chiedere nulla in cambio.
E poi Pippo...
Pippo era Pippo. Sgraziato quando arrivò da bambino, quasi cicciottello e con quelli occhialoni che attiravano solo dispetti e prese in giro, dai compagni. Un potenziale che si faticava a tirar fuori. Poi è diventato il più forte numero 4 mai esistito. al mondo. Colui che ha rivoluzionato il modo di remare da quella posizione. Ha cambiato le regole del canottaggio: basta con il più l’attento e più tecnico dell’equipaggio, ma ecco uno che cacciava il remo fino a metà e alleggeriva il lavoro dei compagni. Con lui se n’è andata una parte di me.
In conclusione, se le chiedessimo chi vedrebbe bene come successore alla presidenza, chi indicherebbe?
Il nome è uno solo: Davide Tabacco. Ex canottiere azzurro, conosciuto e stimato da tutto l’ambiente, bravissimo allenatore dei piccoli, benvoluto da genitori e soci.
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