La Ncaa offre milioni e per Cantù è dura
acquistare italiani

Basket Serie A Mercato difficile con il nuovo sistema: «Se i migliori talenti vanno via, il livello del torneo cala». Dell’attuale gruppo potrebbe restare solo Moraschini

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cantù

Mercato Cantù, priorità agli italiani. Ma non è l’unico punto all’ordine del giorno, perché sono in corso riflessioni anche sulla composizione dello staff tecnico. Ma nella road map – non solo quella di Cantù – si inserisce un elemento di disturbo notevole, qualcuno dice drammatico o epocale. Ossia le offerte milionarie per i giovani talenti, dalla fascia 19-24 anni dalla Ncaa. Ne ha parlato pubblicamente il gm canturino Simone Giofrè alla presentazione di Frank Vitucci, lo ha confermato sulle pagine de La Provincia anche Carlo Recalcati. E ha parlato di “ratto delle sabine in corso” anche Bruno Arrigoni.

Un grosso guaio

Di fatto la Ncaa, la lega universitaria statunitense, è diventata terreno appetibile per tanti giovani europei, grazie all’introduzione del cosiddetto Nil, acronimo di “Name, Image and Likeness” (“nome, immagine e ritratto”). Un sistema che permette agli atleti del college di sfruttare fama e popolarità per firmare contratti di sponsorizzazione, per cifre che in Europa nemmeno si sognerebbero. Parlano i numeri: nel 2016 erano meno di 200, ora sono quasi 350. Gli ultimi italiani pronti al passaggio in Ncaa sono Saliou Niang (Virtus Bologna, andrà a Louisiana State), Quinn Ellis (Milano, destinato a St. John’s), Elisèe Assui (Varese, Florida State) e David Torresani (Treviso, San Diego State), mentre altri come Luca Vincini di Cremona, Matteo Librizzi di Varese e Davide Casarin di Cremona stanno valutando.

Non sono i primi e non saranno certamente gli ultimi: in passato altri giocatori hanno tentato questa via come Amedeo Della Valle, Federico Mussini e Giovanni De Nicolao, fratello di Andrea, play di Pallacanestro Cantù, hanno provato questa strada, che li ha arricchiti dal punto di vista tecnico. Oggi c’è ancora più attrattiva, grazie ai tanti soldi che la Ncaa può permettersi di spendere.

Come arginare questo fenomeno? E soprattutto, come garantire un buon livello alla serie A? La Lega ha portato all’attenzione della Federbasket la questione. La prima idea è stata quella di tramutare il format del roster “6+6” a “7+5”, ossia sette stranieri e cinque italiani. Perché c’è anche una necessità di garantire un buon livello e uno spettacolo, che è poi il prodotto finale. «Se dobbiamo prendere giocatori dalla B lo faremo, ma il livello si abbassa», dicono gli addetti ai lavori. Meno giocatori e a prezzi più alti, anche per quelli meno forti. Un primo limite sarà l’impossibilità per la Ncaa di prelevare giocatori che abbiano già firmato un contratto professionistico in Europa. E non è poco.

Lo scenario

E Cantù in tutto questo come si pone? I ragazzi del Pgc, in particolare quelli già visti di passaggio in prima squadra, non sono ancora in età per essere selezionati dalla Ncaa. Quelli della prima squadra, eccezion fatta per Okeke, sono troppo grandi. La S.Bernardo piuttosto deve capire come gestire quelli che ha: il gm Giofrè e coach Vitucci stanno tirando le fila. Le questioni sul tavolo non mancano, tra rinnovi, possibilità di uscita dai contratti in capo alla società e ai giocatori. Si può ripartire da quanto detto da Giofrè: «Un minimo di continuità ci sarà, ma l’idea è di mettere a disposizione del tecnico una squadra che rispecchi le sue idee». Il che significa massimo tre confermati. In questo momento, il borsino dice Riccardo Moraschini quasi sicuro della conferma. Andrea De Nicolao avrebbe un’offerta da Varese se l’esperienza con Cantù fosse ai titoli di coda, Giordano Bortolani ha le avance di Tortona, con Leo Okeke si parlerà. Per un puzzle-italiani (e staff) che potrebbe completarsi nella prima settimana di giugno.

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