Pierlo, acqua sul fuoco: «Fin qui tutte sconfitte? Non mi preoccuperei»

Basket Serie A Marzorati dopo la festa per i 74 anni. «Con Bianchini solo ko in estate, poi andò alla grande Squadra e coach sono nuovi. Serve un po’ di pazienza»

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Cantù

Settantaquattro anni appena compiuti, festeggiati alla Festa dello Sport a Misinto. Un campione, tra tanti campioni invitati all’evento.

Pier Luigi Marzorati attende con impazienza l’inizio del la nuova stagione di basket e intanto - di fronte a una S.Bernardo Cantù che non ha ancora vinto in questo precampionato e a qualche malumore che già si registra - invita tutti ad avere un po’ di calma e pazienza. E come, se non aprendo l’infinito cassetto degli aneddoti – ne ha uno per ogni occasione - e citando un episodio del passato? «Quando arrivò Valerio Bianchini a Cantù – ricorda la leggenda canturina - in estate non ne vincemmo una. Poi, pronti via, in campionato ne vincemmo otto di fila. Calma, il precampionato è spesso fuorviante».

Squadra da plasmare

Per Cantù è stata un’altra estate di rivoluzioni, che Marzorati certamente non ama. E quand’è così, bisogna dare tempo a tutti: «La squadra è tutta nuova, l’allenatore è nuovo, così come gli staff. Bisogna avere un po’ di pazienza, anche perché ci sono carichi di lavoro differenti. Chiaramente perdere non piace mai, ma serve assemblare una squadra e non si fa in meno di un mese di lavoro». Per Marzorati non bisogna partire con le critiche: «C’è una modalità di lavoro nuova e anche questo ha un peso. Le partite del precampionato servono a togliere la monotonia della preparazione. Acciacchi e dolorini sono all’ordine del giorno, Cantù ha già pagato dazio avendo avuto problemi con i due play, Christon e Parravicini. Ora il coach ha un solo compito: deve far diventare il gruppo una vera squadra».

Troppe rivoluzioni

E non è facile, nel basket moderno, con tante squadre anche costrette a rifarsi il look ogni estate, come Cantù. «Oggi è molto difficile far crescere un gruppo negli anni. Purtroppo, molti procuratori, non tutti, speculano sui trasferimenti dei giocatori. Nel calcio, si sa, prende soldi anche dalle società: significa che un giocatore, a dicembre, sta già pensando a dove andrà l’anno prossimo. Come si può pensare di far crescere un gruppo se ogni estate si fanno le rivoluzioni? Io sono stato ventisei anni a Cantù: il mio procuratore sarebbe fallito subito...».

Marzorati ripensa alla sua esperienza: «Quando ho esordito con Cantù, non ho vinto subito. La prima Korac l’ho vinta dopo cinque anni e, in Nazionale, il primo Europeo dopo quattro. Se ogni anno c’è il giro degli atleti, è difficile far gruppo». E, tornando a Cantù, arriva un suggerimento gratis: «Cantù ha un vantaggio, qua si può far capire a un giocatore che stando in questo ambiente “protetto” si può davvero migliorare e lo si può fare senza la pressione di altre piazze. Mi auguro che il calcio e Malagò facciano da traino: si può pensare di bloccare i trasferimenti dei giocatori del vivaio dai 18 ai 21-22 anni. E magari anche trovare il modo di impedire trasferimenti tutti gli anni, quindi i contratti mordi e fuggi».

Ultimo affondo, sul mondo del basket: «Se prevale sempre il dio denaro, se è facile trasferire due titoli sportivi da Brescia e Cremona a Roma, non lamentiamoci se i ragazzi non imparano più e non vogliono migliorarsi. Accontentarsi dell’uovo oggi spesso è sbagliato, meglio pensare alla gallina di domani. Anche per questo non vedo bene la nascitura Nba Europe: dove andranno a prendere i giocatori le società? In campo ci vanno i giocatori, non i dollari. Vedo troppo marketing: se vogliamo costruire dei ragazzi, servono motivazioni e delle emozioni».

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