Pallacanestro Cantù: la storia sulle maglie dei giocatori con le date fondamentali
Basket Serie A Per ogni cifra messa sulla schiena c’è un richiamo a una data fondamentale del club. La società si è occupata di recuperare riferimenti a momenti significativi, da Grenoble al numero di affiliazione
Lettura 2 min.Cantù
Quando i numeri di maglia raccontano una storia. Quest’anno, molto particolare per Pallacanestro Cantù, alla scelta del numero da parte di ogni singolo giocatore, la società ha scovato una tappa fondamentale del lungo cammino del club. E, di fatto, ha ricostruito – per sommi capi – i novant’anni di Pallacanestro Cantù. Uno storytelling che, giudicare dalle prime reazioni sui social, ai tifosi è piaciuto parecchio.
E allora, via con il racconto di Cantù e della sua storia. Si parte dallo 0 di Semaj Christon, numero chiave nel codice di affiliazione Fip della società, lo 000105, il più antico tra quelli ancora attivi nella pallacanestro italiana. Un numero già richiamato anche dal gm Simone Giofrè il giorno della sua presentazione e che evidentemente inorgoglisce di fa parte di Cantù. Da lì, da quelle sei cifre, si può ben dire che sia partito tutto.
Tre come gli scudetti vinti
L’1 campeggerà invece sulla schiena di Savion Flagg, come successo lo scorso anno nella sua esperienza a Napoli. Un numero che richiama il numero di vittorie totali di Cantù in serie A: 1.191. Non cambia nemmeno la guardia Hassani Gravett che debutterà in Italia con il 3 sulla schiena, lo stesso che aveva in Azerbaijan allo Sabah Bc: tre, come gli scudetti che compaiono nel palmarès del club, vinti nel 1968, 1975 e 1981. Parlando del titolo di campione d’Italia, come detto il primo arrivò nel 1968, che si lega alla decisione di Leonardo Okeke di passare dal 90 all’8.
Non possono mancare nemmeno i riferimenti alle grandi vittorie internazionali, come il 27 scelto da Liam Udom, che corrisponde al giorno della prima conquista di una Coppa Korac, il 27 marzo 1973. Si tratta di un’altra conferma, è lo stesso numero scelto la scorsa stagione in A2 alla Sebastiani Rieti. Lo stesso vale per il successo dell’anno successivo, quando Cantù fece il bis battendo in finale il Partizan e sollevando la sua seconda Korac l’11 aprile 1974: Simone Ventura, il baby del gruppo (ha 17 anni) ha scelto proprio il numero 11.
24 come la finale di Coppa dei Campioni a Grenoble
Anche il 15 di Isaiah Miles, ultimo a firmare e ad arrivare in Brianza, richiama una data significativa: il 15 aprile 1981, giorno in cui Cantù sconfisse Milano in una leggendaria gara-3 di semifinale, lanciandosi verso la conquista del terzo scudetto. Il riferimento più indimenticabile è però quello legato al 24 di Andrejs Grazulis, data della finale di Coppa dei Campioni di Grenoble: 24 marzo 1983. È forse questo, nella classifica dei trofei, quello a cui i canturini sono più affezionati, perché l’allora Ford – guidata da Giancarlo Primo – sconfisse in finale i rivali storici di Milano. Indimenticabile e impossibile non trovare una liaison con i numeri dei giocatori di oggi.
Il gioco ora si fa duro e, come sempre, entrano in gioco i pezzi da novanta. Nell’anno che segna l’ingresso nel nono decennio di storia, sarà Riccardo Moraschini a portare il 9 sulla schiena, oltre la fascia di capitano. Anche in questo caso, nessuna novità: Moraschini lo indossa da sempre e, quando ha giocato con l’amico Filippo Baldi Rossi, stampa e tifosi li hanno spesso chiamati “l’8 e il 9”. Un numero quasi marchiato a fuoco sulla schiena.
Cantù, che già si allena al pavilion, nel corso del novantesimo tornerà inoltre a giocare nella sua città, nell’arena di Corso Europa. E il codice di avviamento postale (22063) inizia con le cifre del 22 scelto da Chad Brown, il nuovo centrone ingaggiato dalla S.Bernardo. Il traguardo del ritorno in città dopo dieci anni di attesa sarà simbolicamente rappresentato dal numero 10 che accompagnerà infine Matteo Parravicini. Fine (o inizio?) della storia.
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