Nel Seicento, in un’epoca in cui la Chiesa impone ai fedeli il rigore della dottrina e celebra le proprie funzioni in latino, Fra Leopoldo da Casamacchia (Pierfrancesco Favino) sceglie una strada diversa. Con un linguaggio semplice e una predicazione capace di coinvolgere, racconta il Vangelo come un messaggio di speranza, consolazione e gioia, restituendo l’immagine di un Dio vicino agli uomini e alle loro sofferenze. Di villaggio in villaggio, le sue parole conquistano un numero crescente di fedeli, fino a richiamare folle che abbandonano le chiese tradizionali per ascoltarlo. Un consenso che finisce per attirare l’attenzione di Roma, dove la sua libertà di pensiero viene percepita come una minaccia all’autorità ecclesiastica. Il Papa affida il caso al Cardinale Maculani (Silvio Orlando), autorevole inquisitore chiamato a ristabilire l’ordine. Quello che sembra un semplice procedimento giudiziario si trasforma così in uno scontro tra fede e potere, obbedienza e libertà, destinato a mettere in discussione certezze consolidate. Mentre la sorte di Fra Leopoldo sembra ormai decisa, anche Maculani si trova di fronte a interrogativi inattesi. Perché, se è possibile condannare un uomo al silenzio, è molto più difficile spegnere le idee e la speranza che ha saputo trasmettere.