Russia, primi anni ’90. Nel caos che segue il crollo dell’Unione Sovietica, il mondo politico si trasforma rapidamente, e tra le macerie di un regime che si sgretola nasce una nuova forma di potere. In questo scenario incerto, Vadim Baranov, un giovane e brillante artista d’avanguardia che ha sperimentato il teatro e la televisione, decide di reinventarsi. Abbandona l’arte per diventare produttore di reality show, affascinato dall’idea di plasmare l’opinione pubblica e di comprendere le dinamiche che definiscono lo sguardo collettivo. Quando un ex agente del KGB, Vladimir Putin, emerge come figura politica in ascesa, Baranov viene notato per il suo talento nel manipolare parole, immagini e percezioni. Diventa così la mente strategica dietro il suo successo, un consigliere informale che lavora nell’ombra, tessendo storie e narrazioni come un regista dietro una macchina da presa invisibile. In pochi anni Baranov costruisce una rete di controllo che trasforma quella che era una giovane democrazia in una forma di autoritarismo moderno, dove la distinzione tra verità e finzione si dissolve completamente. Ma in un mondo interamente costruito, c’è un elemento che sfugge alle sue manipolazioni: Ksenia, una donna libera, enigmatica e impossibile da controllare. Rappresenta per Baranov un’alternativa alla freddezza del potere — una possibilità di fuga dalle costruzioni finzionali e dal cinismo che lo circondano. Quindici anni più tardi, ormai ritiratosi dalle luci della scena, Baranov decide di raccontare la sua storia. Ciò che emerge è una confessione ambigua e inquietante, in cui la verità si intreccia con la propaganda, la lealtà con la manipolazione, e ogni parola sembra parte di un disegno più grande, capace di plasmare non solo la politica di una nazione, ma l’essenza stessa della realtà percepita.