La storia segue il cammino doloroso e ossessivo di James, interpretato da Jeremy Irvine, un uomo spezzato dalla perdita della donna che considerava la propria anima gemella, Mary, a cui dà volto Hannah Emily Anderson. La sua esistenza è sospesa in un lutto che non trova pace, finché una lettera enigmatica — apparentemente scritta proprio da Mary — lo richiama a Silent Hill, il luogo dei loro ricordi e delle promesse mai mantenute. Spinto da una speranza irrazionale e disperata, James decide di tornare in quella città. Ma ciò che trova non è il posto che ricordava. Silent Hill è ormai un territorio deformato da una presenza oscura: le strade sono sommerse da una nebbia innaturale, l’aria è carica di cenere e ogni angolo sembra pulsare di un male invisibile. È un luogo che non si limita a spaventare, ma che osserva, scava, giudica. Addentrandosi tra edifici abbandonati e silenzi assordanti, James incontra creature mostruose e disturbanti, alcune inspiegabilmente familiari, altre del tutto nuove. Queste presenze sembrano incarnare le sue colpe, i rimpianti e i ricordi più dolorosi, come se la città stessa si nutrisse delle sue ferite interiori. Silent Hill diventa così uno specchio deformante della sua mente, un labirinto emotivo da cui è impossibile uscire indenni. Man mano che la ricerca di Mary prosegue, la realtà si frantuma. Le certezze di James vacillano, i confini tra verità e allucinazione si dissolvono, e il dubbio sulla propria sanità mentale si fa sempre più pressante. Ogni incontro, ogni rivelazione, lo avvicina a una verità sconvolgente, capace di trascinarlo sull’orlo della follia. Solo affrontando fino in fondo l’oscurità di Silent Hill — e quella che porta dentro di sé — James potrà comprendere cosa è realmente accaduto. E forse, in quel confronto finale, trovare la forza di salvare ciò che resta del suo amore… o accettare, una volta per tutte, di lasciarlo andare.