Domenica 15 Agosto 2010

Cantù, mensa di solidarietà:
volti nuovi, segno delal crisi

CANTU'  Dal febbraio del 2004 in poi, non hanno mai saltato un giorno. Non c'è stata festività, nevicata o canicola che abbia fatto trovare agli utenti della mensa di solidarietà di via Cimarosa le porte chiuse.
Saranno in servizio anche loro oggi, i volontari dell'associazione Incontri, il motore di questo importante punto di riferimento cittadino. Anche a ferragosto, come sempre. Si cercherà di dare un senso a questa festa, si apparecchierà fuori se il tempo lo permetterà, si cucinerà un menù speciale, si tirerà un po' più tardi. Per cercare, per una sera, di mandare in vacanza i problemi, i brutti pensieri di chi arriva fin qui in cerca di un pasto. Forse l'unico della giornata. I numeri parlano chiaro, dalla decina i presenze quotidiane del 2003, quando ancora la mensa si trovava a Fecchio, si è passati a una media di 30/40, con picchi di 50. Qualche volta, nei mesi scorsi, si sono presentate persino famiglie al gran completo, italiane, bambini compresi. Segno che la crisi economica non è un'entità che affolla i titoli dei giornali e che un giorno pare mordere e l'altro pare scomparire. Ora, da un po', non li si vede più. Ma non perché i problemi siano svaniti, semmai perché in qualche caso i volontari preparano degli scatoloni di viveri e li consegnano a questi nuclei familiari, «per far sì che i bambini non debbano vivere questa esperienza – spiega Carlo Garbagnati, presidente della mensa di solidarieà – Non certo perché sia un brutto posto, o perché ci si debba vergognare di frequentarlo, ma solo per andare incontro alle esigenze di famiglie che spesso, per dignità, si rivolgono a noi solo dopo mille titubanze». Tra le persone che arrivano ogni sera per la cena tanti, la maggioranza, sono italiani, uomini e donne, dai 40 anni in su. Persone con un passato o un presente problematico e tanta gente comune che la perdita del lavoro, una malattia, un imprevisto, hanno gettato ai margini di quella che è considerata la normalità. «Ultimamente – prosegue Garbagnati – notiamo anche nuove presenze, tra i 55 e i 60 anni, che si sono ritrovate disoccupate, e che ogni tanto frequentano la mensa. Non solo per avere un pasto, ma anche per il bisogno di incontrare altre persone, di rapporti sociali». Perché qui arriva anche chi cerca solo un po' di sollievo in una situazione difficile, e non approfitta di questa opportunità, ma vi ricorre solo quando il bisogno davvero l'impone. Un'umanità in crescita vertiginosa anche nella proverbialmente ricca realtà canturina, tanto che se nel 2006 i pasti serviti furono 5.881, nel 2007 quasi raddoppiarono balzando a 9.244 e nel 2008 toccarono quota 10.331, con una media di 860 presenze mensili. Senza differenze sostanziali tra i mesi dell'anno, che chi approda al civico 3 ha altre priorità che non sono le ferie.

l.barocco

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