Giovedì 30 Settembre 2010

Mariano, il trasporto pubblico
al "Monnet" è un disservizio

CANTU' La sarabanda si verifica puntuale all'uscita da scuola, alla una, fuori dal Jean Monnet. Appena il bus compare in lontananza, gli studenti scattano di corsa. A decine, corrono tra il marciapiede e la strada. Pur di salire per primi a bordo. E sperare di non rimanere a terra. Appena si aprono le porte, la confusione. I ragazzi spingono. In qualche caso, rischiano pure di farsi male. L'assurdo va in scena quaranta minuti dopo. Il C-81 «doppio», che a Cantù si trasformerà in un C-50 per Como, parte completamente vuoto. Nessuno a bordo. Gli studenti della sesta ora sono ancora a lezione. Il bus se ne va con largo anticipo.
Gli studenti sono d'accordo con l'iniziativa del loro preside, Tommaso Scognamiglio. Il volontario censimento del trasporto pubblico interno alla scuola – ovvero, comunicare ai bus di Asf e ai treni delle Nord, quanti ragazzi escono dallo Jean Monnet, a che ora e su quale corsa – potrebbe servire ad aggiustare il tiro sul servizio. Basta essere presenti fuori da scuola un giorno, per rendersi conto di come funziona il trasporto pubblico. Gli studenti diretti verso Cantù protestano. «Aspettare quaranta minuti, nel caso in cui non si riesca a salire sul primo C-81, non ha senso – l'opinione di Emily e Sara, 14 anni – fuori da scuola, c'è sempre confusione. Il bus, nella maggior parte dei casi, non basta per tutti. Ma siccome nessuno ha voglia di stare su un parcheggio per così tanto tempo, corrono tutti».

l.barocco

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