Mercoledì 11 Gennaio 2012

Caso "Belvedere", a Blevio
a processo dieci consiglieri

BLEVIO Il più esaustivo di tutti è stato Antonio Artaria, bleviano doc, classe 1929, nato e cresciuto qui, a metà strada tra il pontile della Navigazione e la Lariana: «Mai cambiato indirizzo» ha detto ieri mattina davanti al giudice durante la prima udienza del processo per la cessione della spiaggetta del Belvedere, bene demaniale che l'amministrazione dell'ex sindaco Alessandro Vago avrebbe voluto vendere senza poterlo fare, almeno nella prospettazione della Procura.

Correva l'anno 2006, e con Vago, a giudizio, ci sono altri nove consiglieri comunali, come lui decisi a "barattare" il piccolo ma frequentatissimo lido, da cedere al proprietario di villa Belvedere, Achille Locatelli, con una ristrutturazione del parco di villa da Riva. Ieri hanno deposto i primi testimoni dell'accusa (pubblico ministero Massimo Astori), in larga parte firmatari dell'esposto da cui tutto ebbe inizio, chiamati a spiegare il ruolo che la spiaggetta ha ricoperto negli anni per residenti e non.

Artaria, si diceva: «Ho frequentato quel lido fin da quando ero bambino. Ci andavo a fare il bagno e ci andavo a pescare. Era ed è un bene pubblico inalienabile. Lo dissi anche al sindaco: avrei difeso a tutti i costi il mio diritto di continuare a frequentarlo».

Sulla natura pubblica del piccolo lido hanno testimoniato tra gli altri anche gli ex consiglieri Paolo Savio ed Antonio Proietto, al pari di Artaria firmatari dell'esposto e unanimi nel rilevare, su sollecitazione del pm, la presenza di anelli per l'approdo delle imbarcazioni, di un accesso libero al pubblico e di un cestino per la raccolta dei rifiuti, dettagli tutti che, uniti al fatto che della manutenzione si fosse per anni occupato lo stradino del Comune, confermerebbero la pacifica natura pubblica della spiaggia.

L'ex sindaco Vago, presente in aula, ha chiesto e ottenuto di poter rilasciare alcune spontanee dichiarazioni, in qualche modo anticipando quello che verosimilmente confermerà anche quando sarà interrogato, in occasione di una prossima udienza: «L'operazione nasceva con l'obiettivo di raccogliere risorse per la ristrutturazione del parco» - ha ricordato - «Il Comune non aveva soldi, ed è questo l'unico motivo per il quale si ritenne di poter alienare il Belvedere».

L'accusa per tutti è di abuso d'ufficio e falso ideologico. Con Vago sono imputati Mariella Brunazzi, Agostino Mossi, Carlo Miolato, Luigi Molteni, Luisa Giovanna De Sanctis, Stefano Lucini, Davide Taibi, Stefano Battello e Paola Poli.

Curiosa la formula "a posteriori" cui voleva ricorrere il sindaco per la cessione a Locatelli, che aveva offerto 950mila euro: «L'asta? La faremo» - disse all'epoca, prima che la Guardia di Finanza bloccasse l'operazione - «E se qualcuno offrirà di più, la spiaggetta sarà sua». Si torna in aula il 13 marzo.
                                                                                       Stefano Ferrari
                                                                                   s.ferrari@laprovincia.it

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