Venerdì 04 Maggio 2012

Uboldo, chiesa gremita
per l'addio all'alpinista

UBOLDO Ha lasciato per un attimo il braccio del nipote che la sorreggeva e, con passo lento, ha raggiunto la bara del figlio per un ultimo abbraccio, prima di scoppiare in lacrime. Così Maria, la mamma di Teresio Banfi, ha salutato l'alpinista di 48 anni morto sabato in seguito ad una caduta da 200 metri sull'Antimedale, sopra Lecco. Una scalata che aveva fatto più e più volte, ma che nel fine settimana gli è costa la vita.

Ieri, ai funerali, celebrati nella chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, c'erano oltre 250 persone. C'erano i familiari, stretti intorno alla madre, già provata dalla perdita, cinque mesi fa, del marito, in seguito ad una caduta in cantina, il fratello Giuseppe ed il nipote Dario. Il ragazzo, 26 anni, era stato invitato dallo zio a seguirlo nella scalata, come aveva fatto tante altre volte in passato, ma sabato aveva un precedente impegno e così ha rinunciato.

Lo zaino
Teresio ha così preso il suo zaino, il marsupio, sbalzato chissà dove nella caduta e mai più ritrovato, ed è partito.on sé aveva i suoi appunti, quella precisione e quell'amore per la montagna che gli facevano preparare ogni uscita nei minimi particolari. Ad un tratto però, per motivi che le forze dell'ordine stanno ancora accertando, è caduto. Hanno dato l'allarme altri alpinisti, ma Teresio è morto sul colpo dopo un volo di 200 metri che l'ha fatto precipitare in un punto tanto impervio da rendere difficoltoso il recupero della salma.

Corda da arrampicata
Si è così tragicamente conclusa una vita dedicata alla montagna, come ieri ha testimoniato quella corda da arrampicata che i familiari hanno voluto, accanto ad un cuscino di rose bianche, sulla bara dell'alpinista. Da quando era appena diciottenne Teresio era innamorato delle vette, tanto che, come racconta mamma Maria, «Appena aveva un giorno libero controllava il tempo e scappava sui suoi monti. Per la montagna non si era neppure sposato».

 «A spingere Teresio su vette sempre più alte» - ha commentato nell'omelia il parroco, don Giancarlo Cogliati - «era la voglia di spazi sconfinati, perché più lo sguardo si allarga più è possibile vedere il disegno di Dio».

Esaudendo un desiderio del defunto, il corpo sarà cremato nei prossimi giorni.
                                                                                             Sara Giudici
Leggi il ricordo dei colleghi soccorritori nell'edizione de La Provincia in edicola venerdì 4 maggio

m.delsordo

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