Martedì 15 Maggio 2012

Saronno, ristoratore a processo
«Sono un perseguitato»

SARONNO Atmosfera tesa, in tribunale, per il prosieguo di uno dei dibattimenti instaurati a carico di Mohamed Badawi, l'egiziano titolare del ristorante - pizzeria "La piccola Capri". L'uomo, in questo procedimento, è imputato di turbativa violenta del possesso di cose immobili, per aver reagito in malo modo durante un sopralluogo di carabinieri, cercando di togliere loro materiale che riteneva di sua proprietà; la linea difensiva, sua prima ancora che del suo difensore, avvocato Luca Sorrentino, è addirittura che le istituzioni lo perseguitano da quando si è rifiutato di continuare a pagare il "pizzo".

Una vicenda oscura
Davanti al giudice unico Piera Bossi si è cercato di far luce su una vicenda che appare molto oscura. I fatti risalgono a martedì 29 settembre 2009.

Sono state acquisite tre testimonianze. È stato dapprima ascoltato l'autista della pattuglia di carabinieri intervenuta sul posto, che ha però dichiarato di essere rimasto a controllare la vettura e l'ingresso del locale, senza esservi entrato.

«Mi hanno rubato un video»
Ha poi deposto Raffaele Capaccio, il muratore che raggiunse "La piccola Capri" per lavori al tetto. Ha dichiarato d'essere arrivato alle 7.30 e di aver atteso fino alle 8 l'arrivo di Mohamed Badawi, di averlo poi chiamato sul telefonino e di aver atteso altri minuti invano dopo la risposta «Sto arrivando, poi ti apro».

«A un certo punto ho sentito delle urla, ho spinto la porta d'ingresso e mi sono accorto che era aperta» - così è proseguita la testimonianza del muratore - «Sono allora entrato e l'ho trovato per terra, legato con tovaglioli. Volevo slegarlo, ma mi ha detto "Prima chiama i carabinieri"».

Giudice e pubblico ministero di udienza hanno domandato a Capaccio se Badawi gli aveva detto chi l'aveva legato. «No, mi ha detto solo "Mi hanno rubato un video"» è stata la risposta.

Disappunto per i militari
L'intervento dei militari sarebbe dunque una richiesta del ristoratore, ma sua moglie, Manuela Fornarola, terza teste, ha dichiarato di aver ripreso il muratore, poiché «sono proprio i carabinieri la fonte dei nostri guai».

A questo punto Badawi è intervenuto per l'ennesima volta e, mentre il giudice lo allontanava, ha esposto la sua tesi e quantificato in 283mila euro il "pizzo" che avrebbe pagato «a malavitosi e carabinieri», circostanza oggetto di uno dei tanti processi che lo riguardano. Prossima udienza lunedì 17 settembre.
                                                                                    Maurizio Del Sordo

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