Martedì 03 Marzo 2009

"Ideacomo" chiude dopo 35 anni
Basta fiere, resta solo il marchio

All’ultima edizione di due mesi fa su 35 aziende espositrici, solo dieci erano imprese del distretto comasco. Le altre venivano tutte da fuori provincia o dall'estero. E anche il bilancio finale è sempre in forte calo. Nemmeno gli imprenditori soci che compongono il consorzio fieristico Ideacomo portano le loro aziende a esporre sotto il suo marchio. E anche il suo presidente, Beppe Pisani, che qualche anno fa ha voluto cambiare lo Statuto per potersi fare rieleggere per più mandati consecutivi, non si è mai trovato isolato come oggi dai suoi stessi colleghi. Gli stessi che non esitano a fargli sapere che la missione che oggi lui guida ancora non ha più senso, nella forma e nelle modalità in cui viene ogni anno, una volta ogni sei mesi, viene organizzata. E in tempi di crisi come questa i dati sono impietosi. Ma Pisani va avanti. E nessuno si mette di traverso, anche perché nessuno vorrebbe prendere in mano quella patata bollente. In attesa che cambi qualcosa, intanto, scappano verso altre rassegne. Ma oggi si è arrivati al capolinea. Ideacomo chiude, per poter cambiare e per sperimentare una nuova formula di rilancio del marchio e del distretto tessile. L’iniziativa è già allo studio di un gruppo di imprenditori dell’Unione Industriali di Como, e dai ritmi di lavoro che stanno tenendo per definire la nuova fase, la svolta dovrebbe essere decisamente a breve. Il punto di partenza è molto semplice e chiaro, suona come una sentenza: l’attuale formula di Ideacomo non funziona decisamente più, la fiera che un tempo era la vetrina principale della produzione serica comasca oggi si scontra con un mercato, con una concorrenza fieristica internazionale – Parigi per prima - e una clientela che pongono decisamente altre richieste. A cominciare dal fatto – è una delle osservazioni da cui parte il lavoro di ridefinizione – che forse oggi non ha più senso riunire le aziende sotto un marchio che identifichi un solo distretto produttivo, ma andare oltre i semplici confini territoriali e di produzione.

s.casiraghi

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