Domenica 15 Marzo 2009

Prova a ricreare il Big Bang
<Abbiamo fallito, ma riusciremo>

LIPOMO Il suo sogno nel cassetto è quello di ricreare il «Big Bang», vale a dire il momento in cui dal nulla si originò il mondo così come lo possiamo apprezzare oggi. Questo, all’interno di quel Cern di Ginevra che, soltanto qualche mese fa, ha visto svanire sul più bello l’obiettivo d’una vita, un esperimento di rilevanza mondiale avviato oltre un decennio fa. Si è fermato a pochi passi dal traguardo, lasciando i ricercatori impegnati con l’amaro in bocca e, al contempo, con l’ambizione di arrivare quanto prima al risultato pieno. Per Marco Rovere, 34 anni, fisico delle particelle di Lipomo, i segreti della nascita della Terra sono un fatto scientifico, una conoscenza frutto di anni di studi universitari e, ancor più, della continua ricerca negli Stati Uniti prima e ora in Svizzera, Paese in cui è approdato da circa tre anni e dove rimarrà per almeno tutto il prossimo biennio. Una scelta di vita che ha le radici nell’estrema specializzazione acquisita e nel desiderio di conoscere.
«Mia moglie (Caterina Pontoglio, insegnante di matimatica e fisica presse l'istituto Orsoline San Carlo di Como) ha un ruolo fondamentale nel mio lavoro - precisa Rovere -. È infatti grazie a lei e alla sua pazienza durante le mie lunghe e frequenti trasferte a Ginevra che posso continuare la mia avventura nel mondo della ricerca». Papà di due bambini, dice: «Sono i miei esperimenti meglio riusciti».
Ora, dopo un triennio passato da «pendolare» tra Lipomo e Ginevra, è ormai giunto per lui e per la sua famiglia il momento di trasferirsi oltreconfine per proseguire le ricerche avviate.
«Ho recentemente ottenuto  un contratto biennale, quindi a breve mi trasferirò a Ginevra - dice -. Lì vivono ricercatori di tutto il mondo, molti dei quali sono italiani. Arrivano da un po’ tutta Italia, Pavia, Torino, Milano, ma anche altrove. Sarà sicuramente un’esperienza stimolante, anche perché dobbiamo verificare tutto il sistema per arrivare, dopo l’estate, a tentare un nuovo esperimento». Entrare nel merito di quanto avverrà sottoterra non è semplice. Si tratta, in estrema sintesi, di fare tesoro di quanto fatto negli ultimi 10 anni nei laboratori di Ginevra e, attraverso un acceleratore, ricreare («o, almeno, andarci molto vicino», afferma Rovere) le condizioni del Big Bang al fine di comprendere davvero l’origine del mondo in cui viviamo. Un obiettivo ambizioso, che è sfumato sul più bello pochi mesi or sono e che, comunque, non sarà abbandonato, ma nuovamente rincorso. E dire che, soltanto qualche anno fa, era la matematica, non la fisica, a essere il primo vero amore di Rovere. Finite le scuole medie, la scelta.
«Prima dell’università –racconta- ho frequentato il liceo scientifico di Como. Al termine, ero indeciso sull’iscrizione a matematica o fisica. Alla fine mi sono deciso per fisica. Ho studiato all’università di Como fino alla specializzazione. All’epoca in città non c’era, quindi sono andato a Milano».
Finito il percorso di studi, ecco l’opportunità che non t’aspetti: un gruppo di ricerca a Chicago, negli Stati Uniti. Negli Usa Rovere passa cinque anni, dopo il programma chiude per mancanza di fondi e, per questo, davanti ai ricercatori si pone un bivio: che fare? Il destino li porta tutti a trasferirsi in Europa, a Ginevra. Da allora sono passati tre anni, nel mezzo l’esperimento del Cern e ora il contratto biennale.
Alberto Gaffuri

a.savini

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