Martedì 23 Giugno 2009

Sposati da 70 anni
si chiamano <amore>

SAN FEMO DELLA BATTAGLIA Era il ventidue giugno del 39 quando Giustina Cordovani, e Pasquale Marinelli decisero di unire le loro vite davanti a Dio e davanti agli uomini. Giovani innamorati, con un patrimonio genetico e culturale avvezzo a misurarsi con la terra tenendo d’occhio il cielo, Giustina (ora 90 anni) e Pasquale (89) sono arrivati a festeggiare il settantesimo anno di matrimonio mantenendo fede a tutte le promesse di amarsi e onorarsi… «Finché morte non vi separi», riprende Pasquale, classe 1920, un anno in meno della sua sposa, disposto a raccontare la sua storia di amore. Lo fa tenendo, tutto il tempo, la mano intrecciata a quella di Giustina «Quando la vidi per la prima volta pensai che quella era una giornata molto fortunata, lei invece, mi confidò poi, pensò solo che avevo un muso nero come i lupi, insomma non le piacqui subito ma poi riuscì a conquistarla e dopo il primo bacio, che ci volle una bella pazienza per averlo, diventammo il centro di tutto. Vivevamo in un paese in provincia di Teramo e i primi anni di matrimonio furono segnati dalla guerra e dalla fame anche se noi, avendo la terra, riuscivamo a trovare sempre qualcosa da mettere nella pancia e, quando io partì soldato in Sardegna, la mia Giustina aveva nella pancia anche la nostra prima figlia, Filomena». Quel nome ha il potere di cambiare l’aria intorno e offuscare lo sguardo di entrambi. «Ci ha lasciati dopo soli sedici anni di vita, travolta da un trattore sul ciglio della strada di casa…di quel dolore non si può dire nulla, troppo grande e devastante, molte coppie si allontanano davanti al dramma tanto ti porta via i sentimenti,  mentre noi ci siamo uniti ancora di più… e poi c’erano Camillo e Rita da crescere, se stavamo giù in Abruzzo c’era il rischio che mi crescessero tra il camposanto e la chiesa, Giustina sempre lì stavi».
È per questo motivo che siete saliti al nord?
«Sì, per i nostri figli volevamo il meglio. Abbiamo vissuto e lavorato assai in Svizzera dove ero diventato l’uomo di fiducia in una ditta edile mentre mia moglie faceva l’infermiera di giorno, e la cameriera di sera, abituati a lavorare fin da bimbi, la Giustina aveva 11 anni e già badava a una signora del paese paralizzata. «Eh! Ho lavorato anche per il rimboscamento in montagna che c’era un freddo che paralizzava le mani- interviene lei - me lo ricordo bene quel gelo e noi bambini che facevamo i buchi nel ghiaccio per metterci le piantine».
Sì, ma tornando ai giorni nostri, volete svelare qual è il segreto per resistere settanta anni insieme?
«Beh, diciamolo subito- risponde Pasquale- senza l’amore non si arriva da nessuna parte e l’amore senza il rispetto e la fiducia non è amore. Si può e si deve discutere sulle cose che non vanno e risolverle insieme». «Mai coricarsi con il muso, guai!- interviene Giustina- Se si dorme insieme per una vita si finisce con il sognare le stesse cose e il momento più bello di ogni giornata resta quello del risveglio, quando accanto a te trovi la persona che non cambieresti con nessun’altra cosa al mondo».
La figlia Rita ha ascoltato i suoi genitori e sorride orgogliosa.
Pensa, alla loro età e dopo settanta di matrimonio si chiamano ancora “amore” come due fidanzatini…beati loro».
Marialuisa Righi

a.savini

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