Mercoledì 04 Novembre 2009

In Nepal in bici è una star
E ora prova lo zaino-due ruote

MASLIANICO Ne ha una piccola, bianca, metallica sulla scrivania. E un’altra tatuata all’interno del polso destro. Mauro Vanoli, 35 anni di Maslianico, la passione per la bicicletta ce l’ha nel sangue. È appena tornato dal Nepal dove è diventato una star.
«Lo scorso settembre – racconta Mauro – sono stato tre settimane a Kathmandu, la capitale, per preparare la mia nuova impresa: percorrere in bici il circuito dell’Annapurna, un massiccio montuoso del Nepal centrale. Un giro che richiederà circa 22 giorni. E c’è anche una novità: fino a qualche tempo fa per accedere al percorso che circonda questa montagna bisognava pagare circa 10 dollari al giorno. Ora il tour è gratuito, grazie all’intervento delle autorità locali».
La notizia, spinta anche dall’annunciata impresa di Vanoli del prossimo febbraio e durante la quale il Selvatiko dovrebbe testare una nuovissima bici-zaino “tutto in uno” non ancora in commercio, è rimbalzata sulla stampa nepalese. Così grazie alla sua passione, Vanoli ha avuto persino gli onori della cronaca con tanto di foto sul quotidiano locale.
«Fino al 1999 facevo una vita normale, come quella di tanti – racconta Vanoli che lavora a Casnate – Poi la ditta farmaceutica per cui lavoravo decise di trasferire la sede in un’altra città. Mi sono licenziato e ho deciso di partire per un giro degli Stati Uniti in bicicletta. Un coas to coast di 6200 km, partito a San Francisco e conclusosi a New York, passando per Seattle. Tre mesi tanto avventurosi quanto faticosi, ma bellissimi e che mi hanno aperto un mondo».
E infatti il vulcanico Vanoli, che tutti chiamano Selvatiko, trasforma le sue avventure in bici una vera e propria professione.
Sulle prime decide di fondare una squadra ciclistica con quattro amici, e per un certo periodo il gruppo partecipa a competizioni a livello anche semi professionistico.
Ma l’anima solitaria di Mauro Vanoli prevale: lui ama viaggiare per conto suo, e l’avventura che vive più volentieri prevede due soli partecipanti: Mauro e la sua bicicletta.
È del 2005 la spedizione in Islanda, avventura per la quale trova anche il supporto di alcuni sponsor che gli affidano una serie di prodotti da testare in loco.
La “pazzia” di Vanoli fa notizia e i suoi viaggi diventano presto famosi tanto da interessare più di un’azienda produttrice di attrezzature sportive, talvolta prototipi, affidati al ragazzo di Maslianico perchè le possa utilizzare in situazioni estreme per i più, ma quasi normali per il Selvatiko.
Nel 2006 Mauro Vanoli parte per la prima volta per il Nepal: obiettivo raggiungere il campo base della vetta più alta del mondo, l’Everest. Due ostacoli inattesi, però, interrompono l’avventura: una guerra interna fra i Maoisti e il Re e il divieto scoperto soltanto giunto in loco, di non poter accedere al parco della riserva dell’Everest con la sua mountain-bike, perchè non è ammessa. Un po’ sconfortato Mauro abbandona. Ma non è un addio, tutt’altro.
«L’ho trovata, la Graziella rosa, tutta arrugginita, fuori da un cassonetto – racconta Mauro Vanoli. - Con un gruppo di amici l’abbiamo rimessa in sesto e l’abbiamo modificata perchè potesse entrare in uno zaino».
E così, nel 2008, Mauro torna in Nepal, riprova a raggiungere Kala Pattar, (in nepalese “pietra nera”) il balcone sull’Everest, e ci riesce. Con la sua Graziella sistemata in uno zaino che pesava 24 chilogrammi, di cui 13 soltanto di bicicletta, raggiunge i 5540 metri di altitudine. Missione compiuta.
«Non mi aspettavo tanta notorietà – commenta Vanoli –. Viaggiando da soli vivi davvero i luoghi che visiti, lontano dalle logiche consumistiche del turismo di massa. Incontri la gente vera, ne capisci i ritmi, così lontani dai nostri, le abitudini, a volte le paure. Io, in Nepal, ho trovato anche degli amici».
Eleonora Ballista

a.savini

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