Venerdì 11 Luglio 2014

Padre e figlio morti sull’A26

«Una tragedia sconvolgente»

Giampiero e Kevin liberatore

Padre e figlio morti nel rogo della loro auto, di ritorno da una visita a parenti in Liguria. Giampiero Liberatore, 60 anni, e il figlio Kevin, 25 anni, l’altra sera sono morti carbonizzati nella loro Jaguar, finita sotto a un cavalcavia della A26, all’altezza di Campo Ligure, tra Ovada e Masone.

La Jaguar, a bordo della quale viaggiavano in direzione nord dell’A26, attorno alle 17.30 ha abbattuto il guardrail del viadotto Schiapparape, pochi chilometri dopo il casello di Masone, e ha fatto un volo di circa 20 metri finendo, sotto, a poche decine di metri da un campo sportivo, su una strada di campagna.

Le fiamme

L’auto ha poi preso fuoco. Le fiamme, probabilmente sprigionatesi dopo il primo impatto, hanno avviluppato il veicolo, non lasciando scampo a padre e figlio. I vigili del fuoco di Multedo hanno lavorato a lungo, fino a dopo le 19, per estrarre le salme. Lunga e complessa l’identificazione delle vittime, cui la polizia stradale di Ovada è arrivata in serata grazie ad alcuni numeri della targa ticinese che non era stata completamente distrutta dalle fiamme.

Da questi elementi e dal modello del veicolo è stato possibile risalire alla società ticinese alla quale era intestata l’auto, l’Everpack di Chiasso, di cui Giampiero Liberatore era titolare. Dinamica e cause dell’incidente mortale devono ancora essere chiarite del tutto, non si esclude neppure un malore del conducente (il padre).

Di ritorno da un viaggio di lavoro in Francia, si erano recati a Loano in visita a Lia Liberatore, sorella e zia delle vittime. Quindi avevano ripreso il viaggio verso casa, a Solbiate, dove risiedevano nella frazione Concagno, in via Volta. Comunità dall’altra sera sotto choc, appena appresa la notizia della tragedia. Dolore doppio per Winny Mia Jenny Verhavert – madre e moglie delle vittime – partita venerdì sera per la Liguria poco dopo essere stata informata della disgrazia. Sconvolti anche i nonni materni, residenti in paese, pressoché nello stesso isolato.

Padre e figlio erano molto conosciuti in paese. Giampiero Liberatore, già contitolare dell’Everest general packaging, da qualche anno era alla guida dell’Everpack di Chiasso, che si occupa d’importazione, esportazione e commercio di articoli di imballaggio e stampati in genere.

Riservato e molto impegnato nel lavoro, faceva poco vita di comunità, al contrario del figlio Kevin che da ragazzo era attivo in oratorio e presente in molte delle iniziative organizzate in paese.

Esperienze condivise con il sindaco Federico Broggi, quasi suo coetaneo. «Abbiamo frequentato l’ambiente scolastico e oratoriale negli stessi anni. Per qualche anno aveva anche fatto l’animatore al centro estivo, dove abbiamo avuto modo di lavorare insieme. Era un ragazzo allegro, socievole, pieno di entusiasmo. Notizie del genere lasciano interdetti; è una tragedia che sconvolge una famiglia della nostra comunità, cui va tutta la nostra solidarietà e vicinanza. Venuti a conoscenza della disgrazia, la nostra prima preoccupazione è stata capire come sostenere la vedova, qualora abbia necessità di un aiuto».

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