Lunedì 10 Marzo 2008

A Cantù un patrimonio dimenticato: i boschi

CANTU' -  Per chi abita e lavora nelle vicinanze, è solo l’ultimo esempio di quanto il patrimonio boschivo di Cantù sia lasciato in balia del suo destino: la storia della discarica comunale in via per Varenna – i cui resti di plastica e vetro sono riemersi venticinque anni dopo la sua «bonifica» a causa del processo di erosione innestato dal torrente Terrò – fa provare indignazione a chi ha sempre considerato i boschi tra Vighizzolo e Brenna come una risorsa.
In un territorio maggiormente costellato di spazzatura rispetto al passato, chi chiede ora interventi concreti è Tino Borghi, dell’agriturismo Cascina Varenna. Giura che gli affari non c’entrano: i suoi clienti arrivano volentieri comunque, per sedersi a un tavolo immerso nella natura, dal quale la vecchia discarica nemmeno si vede. La questione, per Borghi, riguarda l’attenzione su tutta la città. A cominciare proprio da chi nel verde è rimasto isolato. «Forse soltanto in occasioni come questa della discarica riemersa nel bosco ci si può ricordare che in Varenna vivono e lavorano circa trenta famiglie. Ma questa zona è sempre stata lasciata nel dimenticatoio da parte delle istituzioni: evidentemente i nostri voti valgono poco».
Borghi chiede maggiori attenzioni per l’ambiente. «Strano che non si voglia capire quanto sia importante il nostro polmone verde, per la città di Cantù. In questa zona il Comune dovrebbe fare qualcosa, ad esempio, anche dal punto di vista ricreativo. Invece per la città è come se non esistessimo. Sono qui da trent’anni e non ho mai visto fare nulla per coinvolgere i cittadini nella natura: forse si troverebbe così un modo per sensibilizzare le persone a non gettare rifiuti nei nostri meravigliosi boschi».
Perché oltre alla ritrovata discarica - per la quale si presume dovrà essere organizzata una nuova bonifica - a sfregiare il paesaggio si aggiunge la sempre più frequente inciviltà. «C’è chi arriva e abbandona persino vecchie batterie - aggiunge Borghi - e noi purtroppo ce ne accorgiamo quando è troppo tardi».
Oreste Saldarini non abita da quelle parti. Ha però lavorato a lungo, nel passato, all’ufficio tributi di Cantù. Ricorda i tempi di quando fu introdotta la riscossione sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, destinati ad essere convogliati in Varenna, che ora fanno capolino da quel cumulo di immondizia in parte nuovamente esposto alla vista.
«Quando nel 1961 avvisammo i canturini dell’introduzione della tassa, in molti ci risposero che i rifiuti venivano utilizzati per concimare i propri terreni – dice Saldarini - Non c’erano ovviamente tutti gli imballaggi di oggi, e la plastica era più rara. E alla metà degli Anni Settanta, quando fu aperta la piattaforma ecologica in corso Europa, ci fu persino un tale che si offrì di lavorare come custode. In cambio della sua mansione, si sarebbe accontentato di tenere per sé parte del materiale gettato dai canturini».
Forse lo scarto di molti, per alcuni, era addirittura un tesoro da rivendere. «Le leggi poi si fecero più severe – aggiunge Saldarini - e questo non fu più possibile. Nel campo dei rifiuti, davvero nulla era come oggi». Anche se passato e presente, per la zona boschiva al confine di Cantù, hanno purtroppo in comune l’immondizia, che viene ancora portata in Varenna. Ieri legalmente. E oggi di nascosto.

m.schiani

© riproduzione riservata