Arrestato per gli abusi alle pazienti

Sul primario pesano le registrazioni

Chiavenna, il clamoroso arresto del primario di Ostetricia

Arrestato per gli abusi alle pazienti Sul primario pesano le registrazioni

Sono passati tre giorni dall’arresto del primario di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Chiavenna, Domenico Spellecchia e lo sconcerto continua.

Le indagini proseguono e alcune donne si rivolgono ai legali ritenendosi parte lesa. Ma intanto su Facebook decine di mamme esprimono solidarietà al ginecologo accusato di violenza sessuale continuata.

Mercoledì gli uomini della Questura di Sondrio guidati dal vice questore Carlo Bartelli lo hanno prelevato in ospedale a Chiavenna, al termine di una visita a una paziente.

Domenico Spellecchia, classe 1960 e residente a Milano, sarà interrogato nei prossimi giorni proprio nel capoluogo lombardo. Gli inquirenti - dopo avere raccolto la denuncia di una donna e ore di registrazioni effettuate con una videocamera e alcune cimici - sono alla ricerca di ulteriori testimonianze.

Ma c’è anche un altro fronte. Decine di pazienti si mobilitano per esprimere solidarietà al ginecologo. Lo fanno su Facebook: tutti i messaggi sono firmati, attraverso il profilo del social network, e in molti casi ci sono anche le foto dei bambini, con tanto di ringraziamenti. Gli attestati di solidarietà – virtuale, ma concreti – arrivano dalla Valchiavenna, ma anche dalla Bassa Valtellina e dall’Alto Lario. Tutto lascia pensare che oltre a questo canale, presto verrà utilizzato anche qualche metodo tradizionale - magari una raccolta di firme - per esprimere solidarietà al medico.

Anche nelle sedi delle istituzioni l’arresto di Spellecchia ha lasciato tutti senza parole. «La notizia di questa vicenda, estremamente delicata, ha creato anche delle evidenti preoccupazioni per il reparto – sottolinea Elena Del Re, assessore alle Politiche sociali del Comune di Chiavenna -. La figura di Spellecchia è riconosciuta da sempre come quella di un medico dal profilo professionale di primissimo piano. L’Azienda ospedaliera ci ha garantito che non ci saranno ripercussioni sull’attività».

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