Cantù, dalle parole ai fatti  Parte il referendum anti-moschea
I leghisti, primi promotori della consultazione, mentre raccolgono le firme (Foto by foto Bartesaghi)

Cantù, dalle parole ai fatti

Parte il referendum anti-moschea

Il centrodestra deposita il testo del quesito: al massimo servirà un mese per il via libera. Ma c’è chi avverte: «È contro le regole, non si farà»

«Vuoi tu l’apertura di un luogo di culto islamico nel Comune di Cantù?». È questo il quesito al quale, se l’iter avviato ieri mattina ufficialmente porterà all’indizione di un referendum, i canturini saranno chiamati a rispondere nei prossimi mesi.

Il comitato promotore l’ha depositato ieri di buon’ora in municipio, all’ufficio protocollo, e ora non resta che attendere che si esprima l’apposita commissione. Nel frattempo, in maniera informale, si sta già esprimendo la città.

La questione tiene banco, sarebbe difficile il contrario dopo la strage nella sede del settimanale Charlie Hebdo, e in molti hanno pungolato il sindaco Claudio Bizzozero, ricordandogli che la sua maggioranza aveva promesso di interpellare i canturini prima di aprire una moschea.

Adesso la consultazione per bloccare il progetto, che assomiglia fin troppo a un anticipo delle amministrative, viene lanciata dal Carroccio, assieme a Forza Italia – in una rinnovata alleanza – Fratelli d’Italia, Autonomia Canturina e formazioni civiche.

Se il quesito passerà il vaglio il comitato dovrà poi raccogliere 3.200 firme circa, il 10% degli aventi diritto, e al referendum potranno votare tutti i cittadini maggiorenni iscritti alle liste elettorali, compresi quelli di origine straniera se residenti in Italia da almeno 4 anni. Nessun quorum previsto, l’astensione non potrà quindi essere un modo per cercare di invalidare la consultazione.

Il cammino non sarà facile per arrivare alle urne e anzi, secondo Vitaliano Colombo – ex dirigente di piazza Parini e candidato di Oggi per Domani – è pacifico che il referendum non si farà mai.

Motivo, il fatto che la consultazione non sia ammessa per i provvedimenti in materia di gestione del territorio e su materie in contrasto con la tutela dei diritti delle minoranze etniche e religiose.


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